pexolo di pexolo
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Imperatore Probo


Claudio Tacito (275-276 d.C.), che durò meno di un anno, proveniva da Terni e per questo ingenerò la falsa prospettiva che lo scrittore Tacito provenisse da Terni; tra questi imperatori illirici, tutti provenienti dall’area balcanica, era l’unico a provenire da una città vicina e ad essere un esponente della classe senatoria. Fu rapidamente ucciso e lasciò il posto all’ultimo imperatore antecedente a Diocleziano, cioè Probo (276-282 d.C.), che riuscì a fronteggiare Burgundi, Franchi, Vandali e tutte le popolazioni germaniche che si ribellavano: cadde anche lui per mano dei propri soldati. Sembrava che l’Impero, decimato dalla peste, che subiva continui assalti dai barbari e persiani, sottoposto ad una pressante tassazione a cui Settimio Severo aveva aggiunto l’annona militare per far fronte all’approvvigionamento degli eserciti, dovesse crollare; fra i cristiani si era inoltre diffusa la convinzione che si sarebbe stati meglio sotto i barbari che sotto i Romani persecutori. Nel 308 rientra in gioco Diocleziano, che a Carnutum organizza un conventum volto a ristabilire ordine fra i soggetti principali dell’impero, per ridefinire gli spazi di potere di ciascuno. Viene deciso che Massimiano debba ritirarsi, perché ormai aveva abdicato come Diocleziano, ma nel frattempo Severo muore e, anziché utilizzare uno dei tanti augusti, a Carnutum viene scelto un altro generale illirico, cioè Licinio. Licinio assume subito il ruolo di augusto accanto a Galerio, mentre Costantino è declassato a cesare insieme a Massimino Daia; Costantino resta in Occidente, Massimino Daia in Oriente, Galerio in Oriente e Licinio in Occidente, ma tutti si spostano laddove la situazione lo richiede. A Massenzio non viene quindi riconosciuto più un ruolo di potere.
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