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Nel 531 in Africa c’era Ilderico che subisce una accusa degli ufficiali più bassi di essere subordinato alla politica di Costantinopoli. L’esercito si rivolta, e questa viene chiamata Rivolta dei Sergenti. Ilderico viene ucciso e non appena Giustiniano viene a saperlo dalla efficientissima rete diplomatica di spie cambia politica. Amalasunta fa la regina ma Giustiniano non ha abbandonato l’idea della conquista del regno ostrogoto sfruttando i Vandali. Siccome il re a lui favorevole in Africa viene eliminato deve cambiare linea politica: ufficializza la reggenza di Amalasunta per avvalersi dell’Italia per conquistare l’Africa. Il pretesto è l’uccisione di Ilderico ma deve rimandare il progetto di due anni per due situazioni: nel regno dei sassanidi il re Cosroe sfonda il confine aprendo un conflitto greco - persiano. Giustiniano incarica Belisario, il suo grande generale di fedeltà canina, che le fonti denigrano per malvagità. Veniva dall’Illiria ed era cresciuto con il padre nell’esercito. Aveva la rara competenza del costruire le macchine d’assedio e sapeva programmare strategia e tempistiche delle battaglie a seconda del territorio. Alla fine Giustiniano compra la pace con Cosroe cedendo la Mesopotamia e un sacco di oro, presentato dalla propaganda come compenso per la difesa. La seconda ragione per la procrastinazione della guerra ai Vandali è la rivolta della Nika. Questa prende il nome dal grido con cui il popolo incitava alla vittoria. A Costantinopoli c’erano fazioni sportive, le più importanti gli azzurri e i verdi. Era indispensabile l’appoggio di entrambe, poiché i verdi erano formate da aristocratici monofisiti, mentre gli azzurri da popolani imperialisti. La loro avversione era per motivi non solo ludici ma politici e sociali dunque. durante degli scontri due vengono condannati a morte, uno per squadra. Entrambi fuggono chiedendo la grazia, che Giustiniano rifiuta. Apparentemente le tifoserie si scontrano così per, ma da lì le rivolte si propagano perché diventano contro lo sfruttamento e vessazione dei contribuenti da parte dei funzionari. Per sei giorni la città fu vittima di caos e saccheggi. L’imperatore voleva scappare ma è provvidenziale l’intervento di Teodora che lo convince a farlo restare e a sedarle, dato che sapeva che Belisario era di ritorno. Viene soffocata nel sangue e fra i morti e all’indomani di questa la politica di Giustiniano sarà volta al motivare i funzionari al non sopprimere il popolo. Cerca di diminuire il loro potere e in caso di situazioni particolarmente complicate preferisce affidare sia i doveri civili che militari nelle mani di un ufficiale. Affida a Belisario la campagna d’Africa: questo parte con 15.000 soldati mercenari imbarcati su enormi navi. Chiede ad Amalasunta che queste navi puntino alla Sicilia sbarcando a Siracusa e che da qui si inizi a imbarcare qualche decina, centinaia di cavalli indispensabili. Alcuni Ostrogoti infiltrati riescono a suscitare una rivolta nella Sardegna e Corsica sotto il

controllo dei Vandali. Inoltre c’era stata una rivolta in Mauretania dove si era recato il re, lasciando la reggenza della Cartagine assediata al fratello. Questo, per l’arrivo di Belisario, lo richiama a Cartagine. Commette il grave errore di uscire dalle mura per farglisi incontro e viene eliminato. Per 10 anni in Africa arde un fronte di guerriglia, ma questa era indispensabile per la conquista dell’Italia.

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