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Il popolo dei Germani

Se all’interno dello Stato romano le distanze tra i vari popoli si andavano riducendo, proporzionalmente però si approfondivano le ostilità verso popoli esterni. Le ostilità essenziali della politica estera romana si delinearono già all’epoca di Augusto e rimasero sostanzialmente invariate per cinque secoli sino alla caduta dell’Impero. Roma fu costretta a impegnarsi su due fronti: a Settentrione doveva lottare contro i Germani, a Oriente contro i Parti. Le frontiere settentrionali, stabilite lungo il corso del Reno e del Danubio, escludevano dall’Impero i popoli germanici.
Le incursioni dei barbari comunque rimasero per i Romani una minaccia sempre incombente: “La nostra città – scrive Tacito nella sua opera Germania – era nel seicentoquarantesimo anno dalla sua fondazione (cioè nel 113 a.C.) quando per la prima volta si sentì parlare dei Cimbri. Allora erano consoli Cecilio Metello e Papirio Carbone. Da quell’anno sino al secondo consolato dell’imperatore Traiano (cioè nel 97 d.C.) si contano circa duecento anni: da quanto tempo noi diciamo di vincere la Germania! Sui Germani abbiamo celebrato molti trionfi senza averli mai effettivamente battuti”.

Ma chi erano i Germani, nei quali Tacito vedeva gli impetuosi rappresentanti di un popolo libero e indomito? Essi non costituivano una sola Nazione, ma un insieme di tribù di lingua indoeuropea, stanziate soprattutto nelle regioni comprese tra il Reno e l’Elba e lungo il corso del Danubio; non raggiunsero mai, in epoca antica, un livello di vita cittadino, ma abitavano in villaggi sparsi, in un territorio coperto di boschi e poco adatto all’agricoltura che offriva elementi minimi di sussistenza.
Per questo motivo, di tanto in tanto, popolazioni germaniche tentavano di compiere razzie varcando i confini romani; oppure, appena possibile, si arruolavano come socii nell’esercito romano, dove davano prova del loro coraggio e di grandi qualità militari, al punto che talvolta la guardia personale degli imperatori veniva reclutata esclusivamente al loro interno.

Per i Romani, quindi, le popolazioni germaniche stanziate al di là del limes rappresentavano veramente “l’altro”, ossia il primitivo che non si riusciva a civilizzare (vale a dire a “romanizzare”) e che rimaneva assolutamente fedele alle proprie antichissime tradizioni, oltre che insensibile alle lusinghe della civiltà greco-romana. Per fronteggiare il pericolo dei Germani si provvide già nel secolo I d.C. a costruire un sistema di fortificazione (il limes) che correva lungo tutto il confine ed era presidiato dall’esercito romano.

Ciò ebbe notevoli conseguenze anche dal punto di vista demografico e condizionò la geografia successiva: molti accampamenti romani sorti lungo il Reno e il Danubio si svilupparono e diedero origine a una città (tra cui, per esempio, Colonia e Belgrado). Inoltre, molti soldati, dopo lunghi anni di servizio alle frontiere, una volta congedati si stabilivano in quelle regioni, che finirono quindi per romanizzare anch’esse.

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