Video appunto: Popoli dell’Italia preromana - Formazione
A parte gli Etruschi e i Latini, di cui abbiamo testimonianze storiche certe, prima delle conquiste romane, la penisola era abitata da diverse popolazioni italiche delle quali abbiamo rare notizie.
All’origine delle popolazioni troviamo il rito della “primavera sacra”. Si trattava di un’usanza religiosa, sorta probabilmente presso i Sabini, ma forse anche molto più antica, con la quale i giovani decidevano di lasciare la propria patria per cercarsene una nuova.
A quel tempo, quando un popolo veniva colpito da una grave sciagura come una carestia, una guerra o un terremoto, esso faceva voto agli dèi secondo cui, se fosse sopravvissuto, avrebbe sacrificato sull’altare tutto ciò che sarebbe nato nella primavera seguente: frutti animali e perfino bambini. Questa primavera prendeva il nome di “ver sacrum” = primavera sacra. Col passare del tempo, l’usanza diventò meno crudele perché i sacrifici umani furono aboliti e sostituiti dalla promessa che quei bambini, una volta divenuti adulti, avrebbero abbandonato il villaggio per stabilirsi su di una nuova terra. Giunto il momento, accompagnati fino agli ultimi casolari da tutti gli abitanti del villaggio e dai sacerdoti, i giovani, in grado di portare le armi, emigravano con greggi e masserizie, se ne andavano lontano e si fermavano soltanto quando avevano trovato una terra adatta per stabilirsi. Dopo diverse generazioni, da quel gruppo di giovani prendeva così vita un nuovo popolo.

Una simile usanza aveva, però anche un significato pratico e non solo religioso. Quando un popolo antico aveva costruito una città o un villaggio e lo avevano circondato di mura, col passar del tempo il numero di abitanti cresceva e i campi circostanti non erano più sufficienti per nutrire tutti, soprattutto nel caso in cui la popolazione fosse crescita in modo sproporzionato. Per evitare lo spauracchio della fame, le popolazioni ricorrevano a periodiche migrazioni. I gruppi che partivano si stabilivano in modo pacifico su nuove terre, anche tra popolazioni straniere. Gli esuli se ne andavano seguendo un animale dal quale in genere i nuovi insediamenti prendevano il nome. Pare che i Piceni discendessero dai Sabini proprio a seguito del rito della “primavera sacra”. Un toro guidò i Sanniti in Campania, un picchio (picus) i Piceni, un lupo (Hirpus in lingua osca) guidò gli Irpini. Inoltre, se la scelta del luogo era stata fatta in modo oculato e attento, la nuova colonia così formata poteva prosperare e diventare potente e soprattutto indipendente rispetto alla madre patria. Gli studiosi affermano che una lunga guerra contro gli Umbri portò i Sabini ad una diaspora che la tradizione vuole appunto avvenuta tramite primavere sacre. Dai Sabini si sarebbero staccati anche i Sanniti e da questi, a loro volta, i Lucani. Queste colonie, una volta divenute Stato, spesso si univano in una specie di alleanze “chiamate” confederazioni. Le città confederate avevano in comune certe festività religiose e in caso di aggressione si prestavano aiuti. Fra le confederazioni più potenti, sappiamo che nel VII secolo a.C. esisteva quella delle città latine che comprendeva ben 46 centri abitati. La capitale era Alba, eretta sui colli Albani ogni anno, in questa città si riunivano i rappresentanti delle città federate per celebrare le feste di Giove Laziale. La storia ci dice che Roma toglierà questo primato a Alba.
I primi abitanti arrivati nella penisola italica furono i Liguri, le cui origine non sono molto certe. Essi si diffusero nell’odierni Piemonte, Lombardia e nell’Appennino settentrionale. Utilizzavano il mare solo pere praticare la pirateria lungo le coste del mar Tirreno ed erano molto restii ad accettare di usanze di altri popoli. Infatti quando Augusto li sottomise, trovò ancora intatte le loro arcaiche usanze. Più tardi verso il 1200 a.C., dall’Asia e attraverso le Api orientali, arrivarono altri popoli di origine indoeuropea come i latini, gli Umbri, i Sanniti, i Siculi, i Sicani e gli Itali. Essi erano molto più progrediti dei Liguri perché conoscevano il rame, l’argento e il bronzo. Per esempio, i Sicani, stanziati nella parte centro-meridionale della Sicilia) si chiamavano così perché adoperavano un pugnale di rame, chiamato “sica”, cosa che destò un grande stupore presso i primi abitatori che usavano ancora armi di pietra. Più tardi, forse dall’Asia Minore, arrivarono gli Etruschi, gli Iapig (in Puglia)i e Veneti, questi ultimi specializzati nell’allevamento dei cavalli
Nella penisola esistevano anche colonie greche (lungo le coste della Sicilia e dell’Italia meridionale) e colonie cartaginesi (la parte ovest della Sicilia e quella meridionale della Sardegna).