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L’unificazione dell’Italia centrale e Le guerre sannitiche


Finora Roma aveva difeso la sua esistenza e la sua libertà, e per la sua tenacia, la sua costanza e la sua capacità di sacrificio, era diventata la città più importante del Lazio.
Da questo momento Roma cominciò a pensare ad un’espansione, alla conquista, e si sentì attratta dalla fertile Campania.
Ma su questa regione avevano posto gli occhi anche i Sanniti che abitavano gli odierni Abruzzi; era quindi inevitabile che tra i due popoli si venisse ad una guerra che durò, con alternative di pace, circa cinquant’anni.
L’occasione fu offerta dalla città di Capua che, minacciata dai Sanniti, chiese aiuto ai Romani (343 a. C.). i Sanniti erano un popolo di montanari rudi e forti che inflissero a Roma dure sconfitte, tra cui memorabile quella delle gole di Caudio (321 a. C.) nella quale i Romani furono costretti a passare sotto le forche dette appunto caudine.
Neppure questi tenaci montanari però seppero piegare i Romani, che a Boviano nel (304 a. C.) li sconfissero duramente, e a Sentino (295 a. C.) vinsero una coalizione di Sanniti, Umbri, Galli ed Etruschi.
Si disse che in quella battaglia era nata l’Italia come nazione, perché la sconfitta dei Romani avrebbe fatto dell’Italia “un’anonima penisola mediterranea, albergo di genti e di civiltà molteplici e fra loro estranee” (Giannelli).
Nel 200 a. C. le guerre sannitiche erano terminate e Roma aveva unificato tutta l’Italia centrale, riunendo un territorio che comprendeva all’incirca il Lazio, la Toscana, le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e la Campania.
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