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Il politeismo induista

L’induismo era la religione degli Ariani e delle altre popolazioni dell’India e trovava i suoi fondamenti nei Veda e nelle Upanishad. L’induismo era ( e rimane ancora oggi) una religione politeista: venerava numerose divinità, alcune comuni a tutti, altre legate a specifiche località. Al suo interno, quindi, accoglieva tendenze anche molto diverse, che si distinguevano per l’adorazione di una divinità in particolare rispetto alle altre, per specifici riti, per un particolare itinerario di perfezionamento spirituale. Nell’induismo, del resto, erano ritenuti divini anche alcuni animali, come per esempio la vacca.

Le divinità indiane sono tutte intese come aspetti del brahman, il principio primo. Le tre divinità principali erano Brama, il creatore dell’Universo; Visnù, il conservatore, molto benigno nei confronti degli uomini; Shiva, il distruttore, ma anche dio della fecondità. Molto adorata era anche una divinità femminile, la moglie di Shiva, chiamata in molti modi: in una della molte versioni, per esempio, questa divinità era Kalì (Nera), dea molto amorevole nei confronti dei fedeli, ma severissima con i nemici. Fra gli altri dèi si ricorda Ganesha, una divinità soccorritrice; Indra, il dio della pioggia; Yama, il dio della morte.

Le divinità indù spesso discendevano sulla terra per aiutare gli uomini: queste discese erano dette avatara. Secondo gli induisti, è stato soprattutto Visnù a manifestarsi in più occasioni, a volte in forma di animale, a volte in forma di uomo; fino ai giorni nostri egli sarebbe disceso nove volte e ancora si attende una sua decima venuta, quando si presenterà in forma equina per dare a buoni e cattivi ciò che meritano.

Alcuni di questi avatara erano oggetto di un particolare culto, come nel caso di Rama (che uccise un mostro a dieci teste) e Krishna (discendete di una famiglia prinicipesca che dovette lottare contro un usurpatore). Pur avendo questa varietà di forme e di credenze, a partire dal VI secolo a.C. l’induismo assistette alla diffusione di grandi eresie, che nacquero come reazione sia alle superstizioni della religione popolare sia al sistema brahmnico, già chiuso in manifestazioni di rigido formalismo: si trattava del jainismo e del buddismo. Questi due movimenti di riforma vanno considerati, prima ancora che religioni, come due sistemi filosofici, elaborati da due grandi pensatori che riuscirono a diffondere il loro pensiero in ambienti elevati e poi anche tra le masse popolari. Le forme tradizionali di religione, del resto, non furono mai eliminate e, anzi, alla fine tornarono ad avere il sopravvento.

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