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Le divinità romane nel periodo monarchico


A Roma lo Stato, come la famiglia, aveva i suoi lari (= Romolo e Remo) e dei Penati , chiamati Penates publici, che sorvegliavano sulle scorte della città. La città di Roma non poteva avere dei Mani. Il centro del culto religioso era il Campidoglio.
Le divinità romane erano molto specializzate. I numina o virtutes erano le volontà degli Dei che era strettamente necessario gestire in questa o in quella circostanza precisa della vita umana Ecco perché, in corrispondenza con i lavori agricoli, il contadino si doveva rivolgere a Sterculinus (divinità della concimazione del suolo), a Vervactor (divinità del primo dissodamento), a Redaractor (divinità del secondo dissodamento), a Saritor (divinità che proteggeva l’inseminazione), a Occator o aiutante di Cerere (divinità che sovrintendeva ai lavori di erpicatura). Quindi all’origine la religione degli antichi Romani era di tipo animistico dove ognuno invocava una divinità a seconda delle proprie esigenze personali. Per evitare ogni incertezza, per le loro preghiere, i preti elaboravano gli indigitamenta, cioè delle lunghe liste di divinità Per lungo tempo, i Romani non hanno raffigurato i numi, la cui origine si perde nella notte dei tempi, tramite una rappresentazione concreta
Fra i numi, alcuni erano più importanti altri in quanto presiedevano a tutta un’attività.: così Saturno si occupava della semina, Giano era il dio della luce, Marzo presiedeva alla vegetazione e più alla guerra, Giove era il dio del cielo e dei fenomeni atmosferici in generale. Spesso, le divinità venivano rappresentate con dei simboli: Marzo con una spada ecc. I protettori della nazione erano tre (Giove, Marte e Giano) che costituivano la Triade. Probabilmente, più tardi, Giano fu sostituito da Quirino, da identificare successivamente con Romolo. La Triade aveva origini molto antiche. Durante il periodo etrusco (VI secolo), troviamo un’altra Triade, quella classica, formata da Giove, Giunone e Minerva che veniva adorata sul Campidoglio. Da notare che il primo grande tempio di Roma, quello di Giove Capitolino, fu costruito dagli Etruschi.
Le divinità nazionali si chiamavano indigetes = proprio romani che si opponevano a quelli importati successivamente, chiamati novensides. I numi nazionali erano
• Cerere – dea dei frutti della terra
• Fauno – dio del bestiame
• Flora – dea dei fiori
• Giano (Janus) – dio della luce. Era chiamato così perché apriva le porte (= ianua). Il suo tempio, eretto all’ingresso del Foro aveva le porte aperte in tempo di guerra
• Giunone – dea delle donne
• Giove (Jupiter) – dio del cielo e del tuono. In caso di giuramento si ricorreva a questa divinità come testimone
• Liber – dio della vite
• Marte – dio della vegetazione e più tardi della guerra
• Minerva – dea dell’intelligenza
• Pale (Pales) – un’oscura divinità dei pascoli e del bestiame. Non sappiano se fosse maschile o femminile ed è probabile che sui trattasse di una coppia di divinità
• Pomona – dea dei frutti e degli alberi
• Quirino – dio confuso con Marte e più tardi con Romolo
• Saturno – dio della semina e della coltivazione
• Tellus (oppure Terra Mater) – dea della terra e delle messi
• Vertimnus – dio delle stagioni e del commercio. Il nome deriva da vertere = cambiare
• Vesta – dea del focolare domestico
• Vulcano – dio del fuoco
A partire dal VI secolo, tramite gli Etruschi, si verificò un’assimilazione di alcune divinità romane con quelle greche. Tale assimilazione crebbe soprattutto sotto la Repubblica
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