Sapiens Sapiens 15306 punti

Antica civiltà indiana

Quando, nel 1800 a.C., gli Ariani invasero la penisola indiana, vi trovarono una popolazione già molto progredita: i Dravidici.
Essi avevano la pelle bruna, il naso piuttosto largo e capelli ricciuti. I resti emersi durante gli scavi ci hanno permesso di avere un’idea del loro grado di civiltà. Erano capaci di fabbricare monili d’oro e d’argento di squisita fattura e dei sigilli d’avorio. Sembra anche che siano stati i primi ad usare il sistema della ruota per fabbricare i vasi di creta che sapevano decorare con perfetti motivi geometrici o con figure di animali fantastici. I loro discendenti vivono ancora nella parte meridionale dell’India ed in quella settentrionale dello Skri Lanka. Essi parlano la lingua dravidica, una lingua difficilissima già parlata dai loro antichi antenati.
Gli Ariani riuscirono ad occupare quasi tutto il territorio dell’odierna India, formando un unico popolo con quello indigeno. Per questo motivo si può affermare che la civiltà dell’India antica è il risultato della fusione della civiltà indigena con quella degli invasori che provenivano dal Mar Caspio. Ecco perché gli storici parlano di civiltà indo-ariana.
Molte notizie dell’antica civiltà indiana si ritrovano nei Veda, cioè nei libri sacri, alcuni dei quali sembra che risalgano a 1500 anni a.C. Da essi apprendiamo che le maggiori divinità adorate a quel tempo si identificavano con le forze naturali: il cielo, il fuoco, la luce, la terra e il vento. Tali divinità erano personificate e ciascuna di esse aveva un nome. Per un certo tempo, la più importante fu Agni, il dio del fuoco, raffigurato con due teste: una ricordava il fuoc o domestico e l’altra il fuoco che veniva acceso allorché venivano compiuti sacrifici agli dei. Col tempo questa religione si perfezionò e tre divinità occuparono una posizione di privilegio: Brahama, Vishnù e Siva. Essi simboleggiavano i tre principali processi della vita e cioè la creazione, la conservazione e la distruzione dell’universo e Brahama era la più potente. Nel Iv secolo a.C., Gotama Siddahatta, noto col nome di Buddha (= l’illuminato) inizio a percorrere tutta l’India per predicare una nuova religione, il buddismo, a cui, però, non tutta la popolazione aderì, anzi, moltissimo continuarono a praticare il bramanesimo.
Tanto i buddisti quanto i fedeli del bramanesimo costruirono dei templi maestosi: fra di essi, il più significativo è quello di Ellora, scolpito nella viva roccia iniziato verso il 760 d.C. e dedicato al dio Siva. L’interno e totalmente decorato con stupendi bassorilievi. Invece a Gaya, si trova uno dei templi più originali, dedicato a Buddha. Costruite a forma di piramide, alta 50 metri, al suo interno sono costantemente accese delle lampade davanti ad un’immagine di Buddha.
La scienza nella quale gli antichi Indiani erano molto progrediti era la medicina. Infatti, nei primi trattati, risalenti al VI secolo a.C., ritroviamo nozioni precise sul sistema nervoso e sull’apparato digerente.
Nel II secolo d.C., l’indiano Sushruta, professore di medicina all’Università di Benàres, scrisse un trattato di chirurgia in cui descrive cinquanta diversi interventi chirurgici. Gli antichi abitanti dell’ India erano anche abili matematici: le cifre arabe, chiamate così’ perché introdotte in Europa dagli Arabi, in realtà furono ideate da loro. Dal punto di vista manuale erano anche molto esperti nella produzione dell’acciaio, nella concia delle pelli e nella fabbricazione del sapone.
Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email