pexolo di pexolo
Ominide 6527 punti

Capo di una confederazione achea sconfitta, venne portato a Roma in ostaggio; egli, sebbene fosse un greco sconfitto, guardava Roma con occhi pieni di ammirazione e si chiedeva come il popolo romano potesse creare ciò che crea, resistere e continuare ad espandersi. Egli prova a dare una risposta a questo quesito, quantomeno da punto di vista istituzionale: fino al 130 a.C. Polibio era convinto che l’organizzazione istituzionale di Roma repubblicana, fondata sulla condivisione di poteri, sull'assemblea senatoria, del popolo, sui poteri dei magistrati, potesse spiegare la grande forza e stabilità del governo romano. Fino ad un certo punto della sua opera egli sostenne che Roma fosse così forte da essere destinata a non finire mai, tuttavia, il suo punto di vista cambiò e questo si evince dal brano in cui Scipione, dall'alto della collina, pianse alla vista di Cartagine rasa al suolo dopo la Terza Guerra Punica. Di fronte alla distruzione di Cartagine, sulla cui terra venne versato il sale perché nulla vi crescesse più, una grande potenza com'essa era stata e davanti a cui Roma aveva tremato più volte, lo stesso Scipione Emiliano ebbe la sensazione che una sorte simile prima o poi fosse potuta capitare anche a Roma. Polibio cominciò ad avere qualche ripensamento sia nel descrivere l’episodio al fianco di Scipione, ma anche dopo la crisi graccana, quando l’impressione fu che le istituzioni romane stessero implodendo perché un tribuno era stato fatto fuori assieme a tutti i suoi seguaci.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email