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Enea, sbarcato in Lazio sposò la figlia di Latino, Lavinia, chiamando in suo onore Lavinio la città da lui fondata. Il figlio Ascanio fondò sui colli Albani Alba Longa, dove regnarono trenta re fino a Numitore. Suo fratello Amulio gli strappò il trono e fece consacrare fra le vergini vestali la sua unica figlia Rea Silvia, per impedire la nascita di discendenti. Ma Rea generò dal dio Marte due gemelli, Romolo e Remo, che Amulio destinò a morte, facendoli esporre nel Tevere in piena. Tuttavia le acque si ritirarono lasciando in secco il canestro con i due bambini, che furono allattati da una lupa, fino a quando il pastore Faustolo li scoprì e allevò. Cresciuti, misero a morte Amulio, restaurarono Numitore sul trono di Alba Longa e decisero la fondazione di una città nel logo, dove erano stati esposti. La consultazione degli dei per sapere che dovesse dare il nome alla città diede esito ambiguo. Ma Romolo, ritenendosi vincitore tracciò con l’aratro sul colle Palatino il solco quadrato che delimitava la città. Poiché Remo lo valicò d’un balzo in segno di scherzo, Romolo lo uccise. Acclamato re, provvide al popolamento della città, facendone un luogo di asilo per uomini di ogni condizione. Ma poiché i popoli vicini rifiutavano di far sposare le loro donne ai romani, Romolo li invitò ad assistere ai giochi in onore di Nettuno, rapendo con l’inganno le figlie dei Sabini durante lo spettacolo. Ne nacque una guerra, composta dall’intervento delle stesse donne sabine. Il re dei Sabini Tito Tazio e Romolo avrebbero infine concluso un’alleanza, governando in comune la nuova Roma.

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