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Dopo le guerre persiane


Il ritiro delle navi peloponnesiache da Sesto esprimeva il punto di vista della maggior parte degli Spartani, ma Pausania non era disposto a lasciare ad Atene tutta l’iniziativa, così tornò in Asia con venti navi e si mise alla testa della flotta panellenica.
A Bisanzio, nel 478 o nel 477 a. C., gli alleati, soprattutto gli Ioni, cominciarono a lamentarsi della durezza del comandante spartano e pregarono gli Ateniesi di assumere loro il comando navale; gli Spartani cercarono di sostituire Pausania con un generale più gradito, ma gli alleati rifiutarono e Sparta si ritirò senza ulteriori resistenze, mentre gli Ateniesi assumevano pacificamente l’egemonia (tecnicamente, il comando dell’alleanza militare).


Nacque così, secondo il racconto di Tucidide, l’alleanza che gli storici moderni chiamano Lega di Delo o Lega delio-attica e che fu lo strumento dell’imperialismo ateniese del V secolo.
Essa sorse con l’intento dichiarato di continuare ad oltranza la guerra contro i Persiani.

Molte incertezze rimangono sulla sua origine:
- Se essa fu inizialmente concepita come la continuazione dell’alleanza panellenica del 480 a. C. o come un organismo del tutto nuovo;
- Quale parte ebbe nella sua fondazione Temistocle, sul cui ruolo le fonti mantengono un silenzio tanto più sorprendente se si pensa che la lega corrispondeva esattamente alla sua politica di espansione navale;
- Quanti e quali furono i componenti originari, quindi quale fu, nei primi anni, il suo vero peso militare e politico.

Un fatto del tutto nuovo rispetto agli usi del tempo fu la riscossione di un tributo, che divenne ben presto la causa prima del degenerare dell’alleanza. Esso doveva essere, in origine, un contributo volontario versato da quegli alleati che non potevano o non volevano partecipare alla guerra con proprie navi: a loro gli Ateniesi chiedevano almeno un contributo finanziario, richiesta in sé equa, ma che finiva per mettere degli alleati disarmati alla mercè di un’Atene sempre più equipaggiata e fornita di un esercito sempre meglio addestrato.
Nella raccolta dei fondi gli Ateniesi erano inflessibili, così, negli anni successivi al 470 a. C., cominciarono le prime rivolte, che vennero domate con la massima durezza. Ai ribelli sconfitti Atene impose unilateralmente patti più duri:

- Essi non dovevano impegnarsi più verso gli Ateniesi e i loro alleati, ma solo verso gli Ateniesi, con un’alleanza offensiva oltre che difensiva, il che comportava l’obbligo di aiutare la città egemone non solo contro i Persiani, ma contro qualsiasi nemico, anche contro gli alleati ribelli;
- Il tributo, che in origine veniva versato nell’isola sacra di Delo, dovette essere pagato direttamente ad Atene, che dal 454 a.C. divenne sede della cassa e non dovette più rendere conto di come usava il denaro della lega;
- L’ammontare del tributo veniva fissato ogni anno da magistrati ateniesi e ogni ritardo nel pagamento veniva punito con forti multe;
- Atene violò l’autonomia degli alleati imponendo loro regimi democratici, sostenuti da episcopoi (sorveglianti), presidi militari e cleruchie (colonie i cui abitanti mantenevano la cittadinanza ateniese ed erano pronti, se necessario, a prendere le armi a sostegno della madrepatria);
- Per evitare che i suoi fautori potessero essere vittime di raggiri giuridici, Atene avocò ai suoi tribunali prima le cause per delitti capitali, poi anche la giurisdizione degli affari privati;
- Infine, Atene arrivò ad imporre agli alleati anche l’adozione del suo sistema ponderale e monetario, misura molto utile sul piano pratico, ma ancora una volta lesiva dell’autonomia delle poleis.
Contemporaneamente, città fino ad allora indipendenti vennero costrette ad entrare nella lega. A questo punto l’alleanza era diventata un impero e la città egemone una città tyrannos.


Nel 471/70 a. C., circa dieci anni dopo la seconda guerra persiana, i due principali artefici della vittoria greca, lo spartano Pausania e l’ateniese Temistocle, vennero travolti da un’uguale accusa, quella di tradimento a favore della Persia. Il primo fu giustiziato, il secondo costretto a fuggire presso la stessa corte persiana. La loro caduta fu legata ad una svolta nella politica estera delle due potenze.

Pausania, dopo il ritiro del 477 a. C., era ritornato a Bisanzio e vi era rimasto per sette anni, contrastando gli interessi ateniesi nella regione. Venne richiamato in patria (in attesa di essere prudentemente eliminato) e ciò dimostra che Sparta rinunciava ad ostacolare ulteriormente l’espansione navale di Atene e riconosceva la sua egemonia sul mare. In cambio Sparta chiedeva ad Atene di rinunciare ad ogni pretesa di egemonia terrestre e ottenne ciò attraverso l’eliminazione di Temistocle. Questi venne prima ostracizzato e poi perseguito per tradimento; il fatto che sia stato ricercato fino agli estremi confini del mondo greco da forze ateniesi e spartane congiunte conferma l’accordo intervenuto fra le due città, accordo di cui fu garante, per parte ateniese, il nuovo leader Cimone.

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