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Pericle, la democrazia come professione

Il potere, in Atene, passò al capo del partito democratico, Efialte e, dopo l’assassinio di quest’ultimo, a Pericle (460 a.C), che per trent’anni avrebbe diretto di fatto la politica ateniese. Egli era figlio di Santippo, che aveva mandato la flotta nella battaglia di Micale, e per linea materna discendeva dalla famiglia degli Alcmeonidi, la più nobile di Atene, e dal fondatore stesso della democrazia, Clistene. Pur avendo origini aristocratiche, Pericle operò per rafforzare la componente popolare all’interno dello Stato: trasferì tutti i poteri all’assemblea, dove il popolo poteva far valere la propria superiorità elettorale, togliendoli all’Areopago, che perse così la possibilità di sovraintendere la vita politica e si ridusse a giudicare i delitti di sangue.
Inoltre, fece decretare che chiunque partecipasse all’assemblea o al tribunale popolare come giudice avesse diritto a percepire un’indennità; e, per meglio assicurare parità di diritti, le magistrature vennero sorteggiate tra tutti i cittadini, fatta eccezioni per quelle militari e finanziarie, che rimanevano elettive. In tal modo, anche i cittadini meno abbienti che costituivano lo “zoccolo duro” del partito democratico, furono indotti a partecipare più attivamente alla vita politica: quello di cittadino divenne un vero e proprio mestiere, con grande scandalo dei benpensanti ai quali pareva inconcepibile che chiunque potesse prendere le parole in assemblea e condizionare le decisioni della città.

In realtà il démos ebbe un forte potere di controllo più che grandi possibilità di iniziativa politica, poiché gli strateghi, che costituivano il massimo organo esecutivo, continuavano a essere eletti e scelti tra le classi più elevate ( e capo degli strateghi fu per molto tempo lo stesso Pericle). Inoltre, bisogna ricordare che Pericle, con una legge emanata nel 451 a.C., aveva limitato la cittadinanza a chi poteva dimostrare di avere entrambi i genitori ateniesi: erano quindi esclusi dai diritti politici sia gli stranieri residenti (meteci) sia i discendenti dai matrimoni misti. Su una popolazione di circa 300 000 persone (comprese le donne, gli stranieri e gli schiavi), solo 40 000 circa potevano dunque accedere all’assemblea (l’ecclesìa).

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