L'organizzazione dell'impero

Il processo di riunificazione e pacificazione ebbe inizio già durante la battaglia di Azio quando Ottaviano trionfò su Antonio.
La pacificazione interna convolse tutti i ceti senza distinzioni. La Pax Augustea fu uno degli elementi di forza della propaganda di Ottaviano. Dopo Azio, Ottaviano aveva rivolto l’attenzione verso le esigenze delle varie forze sociali:
- alla nobiltà e ai cavalieri assicurò privilegi nella dirigenza dello Stato e la tranquillità dei commerci e delle carriere burocratiche;
- le classi medie ottennero la difesa dei loro modesti redditi;
- all’esercito concesse terre e denaro;
- la plebe urbana ricevette donativi elargiti dall’imperatore per riscuotere consenso popolare;
- i provinciali continuarono a pagare i tributi ma trovarono nel principe un garante dei loro diritti contro gli abusi degli appaltatori.
La paura vissuta negli anni dopo la battaglia di Filippi indusse il senato a legittimare il potere di Ottaviano. Il problema rimasto aperto dopo Azio era quello di riconoscere come legittimo il potere di Ottaviano il quale però era riuscito a travestire la realtà monarchica di un’ambigua immagine legalitaria proponendosi come colui che aveva restaurato la repubblica.
Nel 29 a.C. ad Ottaviano vennero conferiti il titolo di imperator e quello di princeps senatus, titolo di tradizione repubblicana. Il suo potere illimitato ma non legalizzato per questo nel 27 a.C. Ottaviano dichiarò di deporre privilegi e poteri straordinari: una mossa presentata come la volontà di ripristinare l’antica repubblica. Il senato gli conferì l’imperium preconsulare sulle province non pacificate, che gli assicurava il controllo sull’esercito, e il titolo di Augustus. Nel 23 a.C. una riforma gli attribuì a vita la tribunicia potestas che comportava l’inviolabilità della persona e il diritto di veto; nel 12 a.C. ottenne il pontificato massimo; nel 2 a.C. ottenne il titolo di pater patriae. Augusto riuscì ad affermarsi come il princeps che deteneva il controllo effettivo e totale dello Stato.
La riorganizzazione dell’impero comportava un nuovo assetto economico. Vennero emanati una serie di provvedimenti per evitare la condizione di inferiorità delle popolazioni italiche rispetto alle province:
- leggi contro il lusso
- provvedimenti contro il celibato
- contenimento del prezzo dei cereali.
Le province vennero distinte in:
- province senatorie ( pacificate e governate dai proconsoli);
- province imperiali ( turbolente e controllate dall’imperatore).
Inoltre vennero sottratte all’arbitrio dei governatori e beneficiarono di un ripopolamento che estendeva alle province stesse la civiltà urbana.
Sul piano sociale il principato augusteo ebbe come conseguenza l’ascesa dei ceti medi agrari e finanziari italici che avevano giurato fedeltà a Ottaviano. Questo comportò il risanamento della civiltà agricola romano-italica.
Inoltre, venne promosso un ritorno ai sani valori della tradizione italica. Tali valori morali e religiosi avrebbero potuto rifondare l’unità delle coscienze trovando una mediazione tra la mentalità scettica ed ellenizzante della classe dirigente e lo sbando delle classi popolari. Vennero reintrodotte anche una serie di leggi sul matrimonio e sul diritto familiare mirate al risanamento morale della classe dirigente.
Con l’intento di giustificarsi, Augusto scrisse le Res gestae ovvero un resoconto delle imprese compiute con l’intento di mettere in ombra gli aspetti meno positivi dei suoi comportamenti. La vera natura del suo potere non sfuggì allo storico Tacito il quale presentò la guerra contro i cesaricidi come una vendetta privata e il regime augusteo come una monarchia autoritaria caratterizzata dall’avidità del dominio.
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