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Alessandro Severo (222 –235 d.C.): la rottura dei rapporti con l’esercito

Dopo la morte di Eliogabalo il trono fu consegnato ad Alessandro Severo che nel 222 d.C. aveva tredici anni. Il potere era in realtà detenuto dalla nonna e dalla madre dell’imperatore che cercarono di instaurare buoni rapporti con il Senato per ridurre l’invadenza dei militari negli affari di Stato; per queste ragioni il regno di Alessandro Severo fu giudicato positivamente dagli storici antichi di ispirazione filosenatoria, che con molta esagerazione lo descrissero come un ottimo principe. Il clima di sincretismo orientaleggiante, del resto, si conservò anche sotto il suo principato: nel suo sacrario privato l’imperatore conservava uno accanto all’altro i busti di mistici e sapienti di ogni epoca, tra cui quello del santone pagano Apollonio di Tiana e quello di Gesù Cristo.
Ma a questo punto la politica di sostegno al ceto militare, su cui si era da sempre fondato il regime dei Severi, si ritorse contro di loro: i soldati, infatti, non erano disposti a riconsegnare il potere ai civili, ossia al Senato.

In particolare Alessandro Severo, ispirato da idee pacifiste, non godeva di molto prestigio tra i soldati e, dopo alcuni infelici tentativi di rendersi popolare tra loro ponendosi alla testa di spedizioni militari, fu assassinato insieme alla madre nel corso di un ammutinamento, mentre si trovava al confine settentrionale per fronteggiare un’incursione germanica (235 d.C.).

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