Concetti Chiave
- Tarquinio il Superbo perse il trono a causa dell'oltraggio subito da Lucrezia, portando alla sua deposizione da parte di Collatino e Giunio Bruto.
- Porsenna, re etrusco, assediò Roma per riportare Tarquinio sul trono, ma ritirò le sue forze dopo aver ammirato il coraggio dei Romani.
- Orazio Coclite si distinse per il suo eroismo sul Ponte Sublicio, affrontando l'esercito etrusco e distruggendo il ponte per salvare Roma.
- Le leggende su Orazio Coclite, narrate da Tito Livio, evidenziano il suo sacrificio e la sua audacia nel difendere la città.
- I critici storici interpretano la leggenda come un racconto mitico, volto a spiegare l'origine di aspetti della realtà romana attraverso atti eroici e divini.
La caduta di Tarquinio
Secondo la tradizione, di parte romana, Tarquinio il Superbo perse il trono mentre si trovava fuori Roma, nell’intento di porre l’assedio a Ardea. Suo figlio Sesto aveva oltraggiato Lucrezia, moglie di Collatino. Per vendicarsi dell’affronto subito dalla donna, Collatino si unì a Giunio Bruto per deporre il re assente. Tarquinio fuggì e andò a rifugiarsi a Tuscolo, presso la figlia.
L'assedio di Porsenna
Intanto il re etrusco, Porsenna, nel 508 a.C., mosse da Chiusi per riportare il re deposto sul trono e per questo cinse d’assedio Roma, ma commosso dagli atti di valore e di coraggio dei Romani, tolse ben presto l’assedio senza porre condizioni. Successivamente suo figlio Arunte fu sconfitto a Aricia, sui colli Albani da un esercito che vedeva coalizzate le forze latine con quelle greche. Dopo questa sconfitta gli Etruschi rinunciarono a riprendere la rivincita; a Roma, al posto dei re, subentrarono due consoli, chiamati pretori: si passava così dalla monarchia alla repubblica.
Eroismo romano
Diversi furono gli atti di valori dimostrati dai Romani collegati all’assedio di Porsenna:
1) Clelia che presa in ostaggio da Porsenna, riuscì a rientrare in città attraversando il Tevere a nuoto
2) Orazio Coclite (= Coclite significa “cieco da un occhio”) che da solo riesce a contenere l’assalto del nemico per tutto il tempo necessario per distruggere il Ponte Sublicio (a quel tempo il ponte era di legno)
3) Munzio Scevola che si lascia bruciare la mano come auto punizione per aver ucciso un’altra persona al posto del re Porsenna
La leggenda di Orazio Coclite
L’episodio di Orazio Coclite ci è narrato da Tito Livio, nella sua opera Storia di Roma. Questi sono i fatti secondo lo storico romano. Orazio Coclite si sarebbe opposto da solo, sul Ponte Sublicio agli Etruschi di Porsenna: dopo aver respinto il primo assalto, si sarebbe lanciato nelle acque del Tevere dove, secondo Polibio, perse la vita. Un’altra leggenda, riportata anche da Tito Livio, invece Orazio Coclite si sarebbe salvato, attraversando a nuoto il Tevere, nonostante la pesante armatura che indossava. In entrambi i casi, il nemico non riuscì ad attraversare il fiume sul Ponte Sublicio solo per merito e così Orazio Coclite fu definito un eroe salvatore del destino di Roma.
Il sacrificio di Orazio
Per un puro caso gli era toccata la guarda del ponte. Egli si accorse che l’esercito etrusco dopo aver preso con un assalto improvviso il colle del Gianicolo, stavano scendendo rapidamente verso il Tevere; non potendo contare sui suoi soldati perché terrorizzati avevano gettato le armi, e visto che a nulla stava servendo la sua opera di convincimento, egli decise di intervenire da solo. L’unica soluzione era di distruggere il ponte con qualsiasi mezzo, impedendo così agli Etruschi di invadere l’altra riva. Pertanto accorse all’ingresso del ponte con le armi tese ad affrontare il combattimento corpo a corpo, emergendo fra la folla di soldati che stavano volgendo le spalle al campo di battaglia e fra i nemici, meravigliati da tanta audacia. All’inizio, con lui rimasero due uomini e con loro sostenne la fase più difficile dello scontro. Quando ormai restava una minima parte del ponte da essere tagliata, egli ordinò ai suoi due compagni di ritirarsi e di mettersi in salvo. Quindi, rimasto solo, Tito Livio sottolinea il fatto che egli cominciasse a guardare negli occhi i comandanti etruschi, sfidandoli, insultandoli e accusandoli di essere servi di un tiranno e che venivano ad insidiare la libertà altrui dopo aver rinunciato alla propria. Dopo un primo momento di incredulità, i soldati etruschi cominciarono a lanciare i loro giavellotti che si infissero tutti nello scudo proteso di Orazio Coclite. Nel frattempo le ultime travi del ponte crollarono; il fragore del crollo unito alle grida di gioia dei Romani per aver portato a compimento l’opera, suscitarono nel nemico un improvviso timore e l’assalto etrusco subì un arresto. Fu allora che Orazio Coclite, dopo aver rivolto una preghiera al fiume Tevere si lanciò nelle acque e raggiunse i suoi sull’altra riva, in mezzo ad una fitta pioggia di giavellotti. In segno di gratitudine per aver salvato la città, il popolo di Roma gli dedicò una statua e gli regalo un terreno la cui superfice corrispondeva a quella che poteva essere arata in una giornata.
Il valore della leggenda
Il racconto presenta alcune deformazioni della realtà, come spesso succedeva quando i Romani volevano far risaltare le loro virtù.
I critici storici danno spesso della leggenda un valore eziologico cioè si tratterebbe di un racconto mitico-storico elaborato dal desiderio di spiegare l’origine di aspetti della realtà, dei quali i Romani non erano ancora in grado di formulare spiegazioni scientifiche. Pertanto, essi erano attribuiti all’intervento di forze umane straordinarie oppure divine sulla base di analogie ed etimologie di dubbiosa attendibilità. In altre parole, la leggenda non sarebbe altro che una spiegazione o un’interpretazione che venivano date agli antichi documenti di cui i Romani non conoscevano più il significato. Addirittura la leggenda sarebbe stata storicizzata, dandole un significato etico-nazionale. Occorre aggiungere che dietro la nobile leggenda di Orazio Coclite si nascondeva con tutta probabilità, una realtà poco prestigiosa per una città che si stava espandendo in tutta la penisola, diventando quindi una potenza egemone. Poiché sarebbe stato vergognoso ammettere che il re etrusco Porsenna aveva conquistato Roma, imponendo il disarmo, occorreva una figura eroica che con un valore incredibile avesse salvato la città dal nemico.
Domande da interrogazione
- Qual è l'evento che ha portato alla caduta di Tarquinio il Superbo?
- Come reagì Porsenna all'assedio di Roma?
- Quali atti di eroismo furono dimostrati dai Romani durante l'assedio di Porsenna?
- Qual è la leggenda di Orazio Coclite secondo Tito Livio?
- Qual è il significato della leggenda di Orazio Coclite nella storia romana?
Tarquinio il Superbo perse il trono mentre assediava Ardea, a causa dell'oltraggio subito da Lucrezia, moglie di Collatino, che portò alla sua deposizione da parte di Collatino e Giunio Bruto.
Porsenna, re etrusco, assediò Roma nel 508 a.C. per riportare Tarquinio sul trono, ma, colpito dal coraggio dei Romani, tolse l'assedio senza condizioni.
Gli atti di eroismo includono Clelia che attraversò il Tevere a nuoto, Orazio Coclite che difese il Ponte Sublicio e Munzio Scevola che si bruciò la mano come auto punizione.
Orazio Coclite si oppose da solo agli Etruschi sul Ponte Sublicio, distrusse il ponte per fermare l'invasione e, secondo alcune versioni, si salvò attraversando il Tevere a nuoto.
La leggenda di Orazio Coclite rappresenta un racconto mitico-storico che riflette il desiderio dei Romani di spiegare le loro virtù e giustificare la loro espansione, mascherando una realtà storica meno gloriosa.