Concetti Chiave
- Gli abitanti delle campagne si rifugiarono in città per sfuggire all'assalto nemico, credendo che le mura e il Tevere offrissero protezione.
- Orazio Coclite, posto a guardia del ponte Sublicio, si oppose coraggiosamente ai nemici per guadagnare tempo e consentire la distruzione del ponte.
- Nonostante le frecce nemiche, Orazio mantenne la sua posizione sul ponte, incitando i Romani a distruggere la struttura per fermare l'invasione.
- Il crollo del ponte, accompagnato dalle grida di gioia dei Romani, interruppe l'avanzata degli Etruschi, lasciandoli sgomenti.
- Dopo aver completato la sua missione, Orazio Coclite si gettò nel Tevere, sfuggendo alle frecce nemiche e raggiungendo i suoi compagni in sicurezza.
L'arrivo dei nemici
All’avvicinarsi dei nemici gli abitanti delle campagne accorsero disordinatamente in città, in cerca di un rifugio. Sembrava che le mura e il Tevere potessero rappresentare una barriera sicura, ma il ponte Sublicio stava per aprire la via ai nemici, se non fosse stato per un uomo, Orazio Coclite. Egli era posto a guardia del ponte. Vide che il Gianicolo era preso d'assalto e che i nemici correvano giù velocemente, mentre i Romani in preda al panico abbandonavano luogo le armi e il posto di combattimento.
L'eroismo di Orazio Coclite
Allora cominciò a trattenerti uno per uno: se dopo aver passato il ponte lo avessero lasciato intatto alle loro spalle, in pochissimo tempo vi sarebbero stati più nemici sui Palatino e sui Campidoglio che non sul Gianicolo. Li esortava perciò a far crollare il ponte col ferro, col fuoco, con qualsiasi mezzo riuscissero a trovare; egli intanto avrebbe trattenuto i nemici fino a quando sarebbe stato umanamente possibile resistere per un uomo solo. Avanzò quindi sulla testa del ponte e si preparò ad affrontare il combattimento corpo a corpo, lasciando stupiti i nemici per la sua incredibile audacia.
Il combattimento e il crollo del ponte
Gli Etruschi esitarono a lungo, guardandosi l’un l’altro, prima di cominciare il combattimento. La vergogna infine li spinse all’attacco; levato il grido di guerra, cominciarono a scagliar frecce da ogni parte contro quell’unico avversario. Tutte le frecce si piantarono nello scudo di Codite, che con ostinazione continuava a sbarrare il ponte, piantato saldamente sulle gambe. Quando i nemici stavano ormai per buttano di sotto, il fragore del ponte che crollava e le grida di gioia levate dai Romani per la riuscita dell’impresa arrestarono il loro impeto, lasciandoli a un tratto sgomenti. Coclite allora disse:”O venerabile padre Tevere, ti prego, accogli , queste armi e questo soldato con benigna corrente”.
Armato così com’era si gettò nel Tevere; gli piombarono addosso molte frecce, ma nuotando riuscì a raggiungere sano e salvo i suoi compagni.
Domande da interrogazione
- Chi è Orazio Coclite e quale ruolo ha avuto nella difesa della città?
- Quali strategie ha utilizzato Orazio Coclite per affrontare i nemici?
- Qual è stato l'esito del combattimento e cosa è successo a Orazio Coclite?
Orazio Coclite è l'eroe che, posto a guardia del ponte Sublicio, ha trattenuto i nemici per impedire che attraversassero il ponte e invadessero la città, esortando i Romani a distruggerlo per proteggere il loro rifugio (testo).
Orazio ha affrontato i nemici corpo a corpo, rimanendo fermo sul ponte e resistendo il più a lungo possibile, mentre esortava i Romani a far crollare il ponte per fermare l'avanzata degli Etruschi (testo).
Dopo un intenso combattimento, il ponte crollò, interrompendo l'assalto nemico. Orazio, nonostante le frecce che gli piombavano addosso, si gettò nel Tevere e riuscì a nuotare fino ai suoi compagni, sano e salvo (testo).