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Mesopotamia – Centralizzazione politica nelle città

Le decisioni che riguardavano il villaggio venivano prese colleggialmente da tutti i capi famiglia o dai più influenti tra loro riuniti nel consiglio, in condizioni di sostanziale parità. Questo era possibile perché la vita di un villaggio era semplice e le famiglie erano economicamente autonome.
Nella città invece nessuno era autosufficiente e tutti lavoravano in funzione degli altri. I rapporti tra produttori di cibo e specialisti, l'afflisso dei rifornimenti, lo scambio di beni e la fornitura di servizi erano tutte cose che non potevano essere affidate, come nei villaggi, ai rapporti tra le famiglie e alle loro iniziative scoordinate. Nei magazzini della cttà si ammassavano inoltre beni (viveri, materie prime, manufatti) che dovevano essere protetti con una forma militare almeno parzialmente stabile. Tutto questo richiedeva un'organizzazione centralizzata del potere e una gerarchia sociale stabile che il villaggio non poteva garantire.

La centralizzazione politica si esprimeva in quelle che gli storici moderni chiamano “grandi organizzazioni”, il tempio e il palazzo. Tra il tempio e il palazzo vi erano differenze evidenti: il primo era la sede del dio e dei suoi sacerdoti, il secondo era la sede dell'uomo più potente della comunità, il sovrano, e della sua corte. Ma tra i due centri esistevano anche forti affinità. Ambedue, infati, svolgevano quella fondamentale attività di organizzazione del lavoro necessaria alla canalizzazione e all'irrigazione, alla coltivazione, al prelievo delle eccedenze agricole, al loro immagazzinamento, alla loro redistribuzione. Sia presso il tempio sia presso il palazzo erano infatti situati i magazzini dove venivano accumulate le eccedenze alimentari, le botteghe artigianali, gli archivi, gli uffici degli scribi e degli amministratori.
Con il passare del tempo, le due grandi organizzazioni diversificarono maggiormente le loro prerogative. Nel palazzo si andò sempre più accentuando la funzione di direzione politica e militare, nel tempio quella religiosa. Tuttavia il sovrano non poteva attuare le proprie decisioni politiche se non aveva il consenso dell'autorità divina, cioè del tempio. Quali che fossero i rapporti tra le due grandi organizzazioni, il tempio e il palazzo cooperavano, di fatto, nel garantire il dominio della città sui villaggi.

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