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Nel 39 a.C: Antonio richiamò dalle Gallie il suo valoroso legato Ventidio, mandandolo contro i parti che avevano occupato la Siria e l’Asia, terre che furono da lui liberate con una sola battaglia. Antonio, ingelositosi del suo successo, andò a sostituirlo nel comando dell’esercito impegnato nell’assedio di Samosata e lo rimandò a Roma per celebrare il trionfo; poi concluso l’assedio con un accordo, lasciò ad altri legati il compito di continuare la sottomissione della giudea che si era ribellata al re erode sostenuto da Roma, preferendo tornare ad Atene dove rimase fino al 37 a.C. intanto Ottaviano, all’inizio del 38 per conciliarsi il favore della nobiltà senatoria ripudiò Scribonia e sposò Livia, legata alle più prestigiose famiglie dell’aristocrazia romana, la quale era appunto disposta ad adoperarsi per migliorare i suoi rapporti con il Senato. Dovette però toglierla al marito Tiberio Claudio Nerone, cui Livia aveva già dato un figlio e di cui portava un altro in grembo. Ma lo stesso marito, che aveva appoggiato il fratello di Antonio e che era appena tornato dall’esilio grazie all’accordo di Brindisi, fu ben disposto a cedere la moglie ad Ottaviano in cambio della sicurezza personale, di favori e della possibilità di carriera. D’altra parte, il ripudio di Scribonia era utile ad Ottaviano per riprendere le ostilità contro Sesto Pompeo di cui non temeva solo l’azione militare ma anche l’influenza sulla nobiltà romana

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