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Il matrimonio romano

Il matrimonio romano avveniva sempre dopo il fidanzamento, che veniva chiamato spondio ed era un accordo informale la cui rottura portava la restituzione della dote da parte del promesso sposo e la restituzione dei doni.
La donna solitamente aveva solamente 10/11 anni ed era costretta a sposarsi anche contro il suo volere. I genitori della ragazza, infatti,stipulavano un contratto con i genitori dello sposo, così che se si fosse sciolto il matrimonio, colui che avrebbe provocato il proscioglimento del matrimonio si sarebbe dovuto occupare del risarcimento danni.
A Roma vi erano diverse tipologie di matrimoni:
- cummanu: la sposa era sottomessa al marito che aveva potere assoluto sulla moglie ed era solitamente il più diffuso tra i poveri;
- coempito: il padre vendeva la figlia allo sposo affidandogli il potere sulla figlia;
- sine manu: era un matrimonio fondato sulla volontà degli sposi e poteva esser sciolto senza difficoltà. Alla cerimonia assistevano i genitori accompagnati dai parenti, da 10 testimoni, dalla pronuba e dall'auspex (assenso degli dei).

La moglie doveva essere:
- umile;
- onesta;
- senza pretese;
- casta e devota;
- pudica;
- bellissima;
- rara;
- lavoratrice.

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