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Nel mese seguente alla morte di Cesare, cioè nell'Aprile 44 a.C. Antonio cercò da un lato di spaventare il Senato, proponendo ad esempio una legge a favore dei veterani di Cesare, che prevedeva la creazione di colonie in Campania, a cui personalmente presiedette; dall'altro si sforzò di adorarlo, proponendo una legge che aboliva la dittatura: probabilmente desiderava presentarsi come il suo salvatore, per indurlo a concentrare nelle sue mani poteri straordinari. La manovra forse avrebbe avuto successo se all'inizio di maggio del 44 a.C. il giovane Ottavio non si fosse presentato a Roma con l'amico Vespasiano Agrippa. Malaticcio e senza prestigio, venne a rivendicare l'eredità dello zio, dividendo di fatto il partito cesariano e circondandosi di uomini capaci e intelligenti, le cui doti, Cesare, aveva già scoperto. Antonio, tornato dalla Campania, si guadagnò il favore del ricco patrizio Lepido, con una sua irregolare nomina a pontefice massimo e tentò di umiliare Ottavio, non consegnandogli il tesoro privato di Cesare e impedendo che i comizi curiali votassero come la legge prescriveva, la ratifica della sua adozione. Poi, fatte pubblicare senza autorizzazione una serie di importanti ordinanze, fra le quali distribuzioni gratuite di grano, un nuovo regolamento edilizio e una legge giudiziaria che ammetteva i centurioni in alcune giurie, si fece prima attribuire come provincia per il 43 la Macedonia, dove c'erano sei legioni mobili, e poi fece votare una legge per scambiarla con la Gallia Cisalpina, già assegnata a Decimo Bruto per volontà di Cesare, così da essere più vicino a Roma. Rendendosi per altro conto di perdere inesorabilmente il suo ascendente sul partito cesariano, per riconquistarlo fece cadere ogni intesa con gli uccisori di Cesare, mediante un editto dell'1 di agosto che dichiarava loro guerra: i congiurati, già allontanatisi da Roma, partirono per l'Oriente.

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