Concetti Chiave
- L'editto di Tessalonica del 380 segna la fine della tolleranza religiosa nell'Impero Romano, imponendo il cristianesimo cattolico come unica fede e mettendo fuori legge le altre religioni.
- Le persecuzioni religiose durante la tarda Antichità colpirono vari gruppi, tra cui Ebrei, ariani, monofisiti e donatisti, con violenze reciproche tra le diverse fazioni religiose.
- Nasce un conflitto tra Stato e Chiesa, entrambi considerati responsabili verso Dio, con tensioni su chi dovesse avere l'autorità suprema nella governance dei cristiani.
- Il papa Gelasio sostenne che l'imperatore dovesse sottomettersi all'autorità della Chiesa, affermando il primato di Roma, ma questa posizione non era condivisa da tutte le sedi patriarcali.
- La collaborazione tra Chiesa e Stato si trasformò in concorrenza, creando attriti dovuti all'incertezza su quale potere dovesse prevalere sull'altro.
L'editto di Tessalonica e la fine della tolleranza?
L’editto di Tessalonica, emanato da Teodosio nel 380, rappresenta una svolta decisiva nella storia d’Europa. Con la decisione di imporre a tutti i sudditi un’unica fede religiosa, il cristianesimo cattolico, e di mettere fuori legge tutte le altre, finiva l’antica tolleranza religiosa, la coesistenza di culti diversi che aveva caratterizzato il mondo romano. Si apriva un’epoca durata quasi millecinquecento anni, fino alla Rivoluzione francese (che scoppia nel 1789) e al Risorgimento, in cui lo Stato ha considerato suo dovere controllare le idee religiose dei sudditi, imporre a tutti una stessa religione, e punire chi non si adeguava.
Persecuzioni religiose e conflitti di potere
A seconda delle epoche e dei paesi, il principio è stato applicato con maggiore o minore durezza: innanzitutto nei confronti degli Ebrei, che vivevano numerosi in molte zone del mondo cristiano.
Nella tarda Antichità, ariani, monofisiti, nestoriani, donatisti vennero perseguitati duramente dalle autorità imperiali romane, e a loro volta gli ariani perseguitarono i cattolici quando giunsero al potere.
La Chiesa e lo Stato: una collaborazione conflittuale
Nasce in quest’epoca un problema che non esisteva nel mondo antico, e che invece resterà centrale lungo tutto il Medioevo e l’età moderna. Lo Stato – e cioè in pratica l’imperatore o il re – e la Chiesa si considerano entrambi responsabili verso Dio e hanno il dovere di collaborare per assicurare sia il benessere del popolo cristiano su questa terra, sia la sua salvezza nell’aldilà. In pratica, però, la collaborazione si trasforma in concorrenza, e provoca attriti e conflitti, perché non è ben chiaro quale dei due poteri debba essere superiore all’altro. Nel 494 il papa di Roma, Gelasio, un Romano d’Africa, affermò che la Chiesa doveva sì obbedire alle leggi dell’impero, ma che l’imperatore doveva a sua volta sottomettersi alla superiore autorità della Chiesa e non intromettersi nella sua gestione. A questo principio si accompagnava l’idea che la Chiesa di Roma fosse stata fondata da Gesù in persona, quando aveva detto a san Pietro «tu sei Pietro e su questa pietra io fonderò la mia Chiesa», e quindi fosse destinata da Dio a capeggiare l’intera Cristianità. La posizione di Gelasio, però, era minoritaria: le altre sedi patriarcali non accettavano che Roma avesse un’autorità superiore alla loro, e il papa di Roma era considerato solo un vescovo di grandissima importanza, non il capo di tutta la Cristianità. In mancanza di un potere unico nella Chiesa, molti preferivano pensare che l’imperatore fosse il vero capo dei cristiani, e che anche i vescovi dovessero sottomettersi alla sua autorità.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'editto di Tessalonica nella storia europea?
- Quali gruppi religiosi sono stati perseguitati durante la tarda Antichità?
- Come si manifestava la collaborazione tra Chiesa e Stato nel Medioevo?
- Qual era la visione di Gelasio riguardo all'autorità della Chiesa rispetto all'imperatore?
L'editto di Tessalonica, emanato da Teodosio nel 380, segna la fine della tolleranza religiosa nel mondo romano, imponendo il cristianesimo cattolico come unica fede e mettendo fuori legge le altre religioni, dando inizio a un'epoca di controllo statale sulle idee religiose.
Durante la tarda Antichità, gli Ebrei, gli ariani, i monofisiti, i nestoriani e i donatisti subirono persecuzioni da parte delle autorità imperiali romane, con una dinamica di persecuzione reciproca tra ariani e cattolici a seconda di chi deteneva il potere.
La collaborazione tra Chiesa e Stato, sebbene concepita per garantire il benessere del popolo cristiano e la sua salvezza, si trasformava spesso in conflitto, poiché non era chiaro quale potere dovesse prevalere, come evidenziato dalla posizione del papa Gelasio nel 494.
Gelasio sosteneva che la Chiesa dovesse obbedire alle leggi dell'impero, ma che l'imperatore dovesse sottomettersi all'autorità superiore della Chiesa, una posizione minoritaria che non era accettata da altre sedi patriarcali, le quali consideravano il papa solo un vescovo di grande importanza.