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Nonostante fosse legge che nessun magistrato potesse entrare a Roma a capo di un esercito con le insegne militari, Silla, provocato dall’invio di due tribù militari da parte di Mario per assumere il comando del suo esercito, infranse il principio: marciò con i suoi soldati contro Roma e fra incendi si aprì la strada fino al Foro, a dimostrazione che ormai i soldati professionisti rispondevano solo al proprio comandante. Fu l’inizio di una spietata guerra civile. Con la forza delle armi, Silla convocò il senato e fece dichiarare nemici pubblici dodici capi popolari, tra cui Mario che però riuscì a sfuggire, e a raggiungere fortunosamente un’isoletta davanti alla costa africana. Poi fece votare leggi costituzionali che assicuravano il potere assoluto al Senato, abolendo quelle fatte approvare da Sulpicio, che nel frattempo tradito da uno schiavo era stato assassinato. Silla però non si sentiva al sicuro, anche perché l’altro console Pompeo Strabone che guidava l’esercito a nord aveva un atteggiamento poco chiaro e perché uno dei due consoli eletti dal popolo per l’anno successivo, Lucio Cornelio Cinna, era ritenuto un fautore di Mario. Silla consentì a Cinna di insediarsi come magistrato solo a patto che giurasse di rispettare il nuovo assetto costituzionale fatto votare da lui. Poi partì per l’oriente.

La guerra contro Mitridate: Giunto in Grecia, Silla pose l’assedio al Pireo, costringendo Atene alla fame; contemporaneamente mandò il suo questore Lucullo presso tutti i re dell’Oriente per riunire una flotta. Ma fu soltanto il ritardo con cui Mitridate arrivò dalla Tracia e dalla Macedonia con il grosso del suo esercito a permettere a Silla di organizzarsi e di ottenere una vittoria a Cheronea, in seguito alla quale Atene si arrese.

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