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L’impero romano nel II secolo d.C

Verso la fine del II secolo d.C. Roma dominava incontrastata il Mediterraneo da circa trecento anni. Fuori restavano soltanto i popoli del Nord, in perenne movimento tra il Reno e il Danubio, che per l’asprezza dei luoghi e la povertà delle risorse non valeva la pena di sottomettere.
Un dominio così esteso richiedeva una guida unitaria e centralizzata. Augusto aveva trasformato il governo il principato, dividendo il potere con il senato, e ponendo fine alle guerre civili. I suoi successori avevano progressivamente rafforzato i poteri del principe senza avvilire la dignità del senato.
Gli imperatori adottivi realizzarono una monarchia aristocratica. Il principe governava l’impero scegliendo i suoi collaboratori tra l’aristocrazia senatoria ed equestre. Il principe rinunciava ad avere un ruolo politico autonomo, l’aristocrazia accettava che fosse l’imperatore a prendere le decisioni importanti ma otteneva in cambio posti di maggior prestigio nella gestione dell’impero.

Amministrare un dominio così vasto non era cosa semplice ma Roma aveva trovato un modo poco costoso per farlo. Fin dai tempi della conquista i governanti romani avevano cercato l'appoggio delle aristocrazie locali: in Oriente le ricche oligarchie cittadine di origine greca e in occidente i grandi proprietari terrieri. A costoro l'impero chiedeva sottomissione e lealtà, ma in cambio concedeva ampia libertà di autogoverno. Roma, tramite i notabili locali che riscuotevano per suo conto le imposte, riusciva così a trarre risorse anche dai centri più lontani. Anche l'esercito era piuttosto piccolo rispetto alle enormi dimensioni dell'impero. La collaborazione delle aristocrazie locali nel mantenere l'ordine nelle città e nelle campagne era perciò preziosa.
Il governo imperiale era durissimo verso chi osava ribellarsi. I provinciali pagavano un tributo sulla terra e sulle persone fisiche mentre i cittadini romani avevano l’obbligo di versare solo alcune imposte.
Con l’esercito e la flotta l’impero garantiva ovunque la pax romana assicurando l’ordine interno, tenendo sgombro il mare dai pirati. Lo stato assicurava la costruzione e la manutenzione di edifici pubblici. Offriva giochi e spettacoli che appassionavano le masse. Garantiva i rifornimenti alimentari all’esercito e alle grandi città con distribuzioni gratuite di grano.

Integrazione culturale

II dominio costruito dai Romani non era inizialmente una realtà uniforme, Sotto Augusto Roma e l’Italia godettero di un indiscusso primato su tutto l’impero: possedere la cittadinanza romana e appartenere al popolo dei dominatori era insieme un onore e un privilegio.

Nel corso dei due primi secoli le province acquistarono un peso maggiore e il primato dell'Italia venne attenuandosi. Gli imperatori adottivi furono larghi nel concedere la cittadinanza romana ai provinciali che poi nel 212 venne estesa a tutti gli abitanti dell’impero.
All’integrazione politica si accompagnò l'unificazione culturale. In tutte le principali città del Mediterraneo si affermò un ceto imbevuto di cultura ellenistico-romana, che parlava greco e latino. Le autorità romane cercarono di favorire ovunque lo sviluppo urbano, anche nelle regioni più arretrate. Ma se dalle città ci si addentrava nelle campagne, si scopriva una realtà ben diversa. I contadini conducevano una vita di duro lavoro e talvolta di stenti, spesso senza neanche conoscere la lingua dei loro padroni. Nelle campagne fu soprattutto l'esercito a diffondere le abitudini di vita, la cultura e la lingua romana.

Integrazione economica

La prosperità economica dell’impero dipendeva dall’agricoltura e la terra era il bene più desiderato. La proprietà terriera potevano essere sia latifondi tenuti a pascolo e a cereali o aziende specializzate nella produzione di olio e vino. La ricchezza così ottenuta permetteva ai proprietari di pagare le imposte e garantiva una cospicua rendita.
Nei primi secoli si formò un sistema agrario-mercantile, fondato sul lavoro degli schiavi e sullo scambio. Conveniva trasportare i prodotti di lusso per marre poiché era più conveniente.
Accanto all’economia di mercato fondata sul commercio era molto diffusa l’economia di sussistenza, basata sull’autoconsumo. I proprietari terrieri ricavavano dalla loro terra ciò di cui avevano bisogno per sfamare la famiglia. Però consumate queste risorse non avevano più scorte da vendere sul mercato.

Città e campagne

Roma aveva stretto un accordo con le aristocrazie urbane dei territori annessi. L’alleanza comportava una specie di scambio. Roma era disposta a sostenere il potere dei ricchi sulle città, lasciano loro ampia autonomia di governo e la possibilità di continuare ad arricchirsi. In cambio lo stato chiedeva alle aristocrazie locali assoluta fedeltà, il mantenimento dell’ordine pubblico e la riscossione delle imposte. Fu questo che permise a Roma di governare questo grandissimi impero.
L’impero aveva bisogno di città, dove non c’erano ne favorì lo sviluppo. Con la conquista in Oriente si impadronì di numerose città. Ne fondò molte in Occidente dove non esistevano. Creò una rete di centri urbani piccoli e grandi; però questo sistema di governo aveva un punto debole; le città erano improduttive, si limitavano a consumare le eccedenze alimentari e non producevano nuova ricchezza. Quando le spese per la difesa e le tasse aumentarono ci furono meno risorse per il lusso della vita urbana. Per timore delle à scorrerie dei barbari, le città cessarono di espandersi e si chiusero circondandosi di costose mura.
La popolazione era divisa in tre grandi gruppi sociali basati sulla ricchezza:
-Decurioni: classi più ricche che svolgevano un ruolo simile a quello del senato a Roma. Amministravano la città e mantenevano l’ordine pubblico, si occupavano della riscossione delle imposte. Rimanevano in carica a vita;
-Augustali: mercanti imprenditori e liberti arricchiti che formavano il ceto equestre.
I ceti popolari costituivano la plebe. La città era governata da magistrati annuali, i duoviri. La parte più povera della popolazione era esclusa dal governo delle città, ma aveva un certo peso nella vita politica poiché molte cariche erano elettive, la popolazione riusciva spesso a ottenere in cambio del voto donativi.

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