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Roma e il commercio internazionale

La costruzione su tutto il territorio dell’Impero di moderne strade (utilizzate prevalentemente per motivi militari) e di infrastrutture commerciali (porti, magazzini, grandi mercati), di canali e acquedotti, lo sviluppo di una grande flotta commerciale di tipo imprenditoriale, la diffusione di una complessa classe e stratificata classe di affaristi, commercianti, intermediari e tecnici e, non ultimo, la regolazione da parte dello Stato dei meccanismi fiscali, monetari, commerciali e giudiziari sono alcuni degli elementi che crearono progressivamente uno Stato di tipo moderno e un grande mercato unitario.
Il notevole volume d’affari e la quantità di commercianti e affaristi in continuo movimento per l’Impero portò molte città ad allestire uffici commerciali nei principali porti o nei centri più importanti per assistere o consigliare i propri concittadini.

Tracce dell’attività commerciale romana sono state rinvenute sulle coste indiane. La penetrazione commerciale probabilmente toccò anche Ceylon. Alcune testimonianze lasciano pensare a un commercio triangolare con la Cina, per cui i Romani acquistavano, con oro o baratto, merci in India e le rivendevano in Cina, direttamente o attraverso mercanti indiani, in cambio di stoffe pregiate. Si conoscono ben due vie della set. Fonti cinesi riportano che i commercianti romani guadagnavano nei loro scambi con l’India e il regno dei Parti fino a dieci volte il valore delle merci vendute. Sappiamo anche di tentativi di penetrazione per qualche centinaio di chilometri nei deserti africani per raggiungere le oasi, centro del commercio dell’avorio.
I commerci internazionali di prodotti di lusso dovevano essere veramente fiorenti se avorio e spezie potevano essere tassati in Egitto del venticinque per cento tanto in entrata quanto in uscita. In Dacia sono state ritrovate monete romane risalenti a un’epoca precedente la conquista romana. L’ambra, proveniente dall’attuale Polonia, veniva lavorata ad Aquileia e Alessandria per poi essere rivenduta in tutto l’Impero, Britannia compresa.
Significative per rendere l’idea dell’entità dei commerci romani, le dimensioni di ciò che resta delle colline di cocci di anfore per olio e vino, provenienti da Roma e ritrovate nella zona di Alessandria, dove venivano abbandonate in quanto inadatte al trasporto via terra: circa 40 chilometri di depositi alti una trentina di metri e larghi una quarantina

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