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L’ultimo imperatore filosofo: Giuliano “l’Apostata” (361 – 363)

Con Giuliano si verificò una svolta importante, anche se effimera. Egli era un intellettuale di formazione filosofica che, anche nell’atteggiamento, imitava l’esempio di Marco Aurelio: fu anzi l’ultimo imperatore a incarnare quel modello di uomo d’azione e, allo stesso tempo, di pensiero che tanto peso aveva nella storia romana precedente.

Il breve regno di Giuliano (361-363) vide il tentativo di una restaurazione del paganesimo per cui egli fu chiamato dai cristiani “l’Apostata”, vale a dire “il Disertore”: infatti, Giuliano, che era stato educato nella fede cristiana, la abbandonò per ritornare alla religione pagana e alla filosofia greca che egli voleva restaurare nell’intento di far rivivere le antiche virtù civili, a suo parere corrotte dal cristianesimo. Il suo proposito si realizzò non per vie violente, ma attraverso l’esclusione dal potere della classe dirigente cristiana; il giovane imperatore, infatti, si circondò di intellettuali e di filosofi d’ispirazione pagana e scrisse egli stesso un’opera contro il cristianesimo, intitolata Contro i Galilei.

Per rafforzare il suo progetto e rendersi popolare tra le masse, Giuliano, pensò a una guerra che risollevasse il prestigio romano. Decise quindi di dare un colpo decisivo all’Impero sasanide e, dopo avere reclutato un esercito imponente varcò il confine giungendo sino alle porte di Ctesifonte, la capitale persiana. Qui però, messo in difficoltà dalla guerriglia dei nemici, fu costretto a ritirarsi e, durante uno scontro, mentre si esponeva al pericolo nelle prime file, fu ucciso da una lancia. Così finì il sogno di Giuliano, dopo appena due anni di regno, mentre ancora la sua azione doveva dispiegarsi compiutamente: i successori si affrettarono ad abolire le leggi che egli aveva disposto contro i cristiani.

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