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L’imperatrice Teodora: biografia


Nata intorno al 500 d.C., Teodora era l’ultimogenita di una famiglia cristiana di Costantinopoli. Il padre si occupava dell’ippodromo della città con la funzione di guardiano degli orsi. A quel tempo, si trattava di un’immensa arena capace di accogliere fino a 50.000 spettatori che non solo aveva lo scopo di soddisfare la passione degli abitanti per le corse dei cavalli, ma aveva anche un ruolo politico; infatti era un luogo in cui l’imperatore si mostrava al pubblico per dare occasione al popolo la possibilità di esprimere il proprio parere di fronte al potere. L’organizzazione ed il finanziamento delle corse era in mano a due fazioni: i Blu che sedevano a destra della loggia imperiale e che comprendevano gli aristocratici e i Verdi che invece erano di estrazione sociale più modesta, in genere artigiani, e di cui faceva parte anche il padre di Teodora. Alla sua morte, il successore continuò ad occuparsi della vedova e delle tre figlie, ma ad un certo momento, per motivi di interesso politico, la famiglia passò sotto la protezione dei Blu, il che ebbe una notevole importanza per il destino di Teodora. Divenuta adolescente, con sua sorella, la ragazza intraprese la carriera di attrice. Una delle principali fonti per conoscere l’infanzia e l’adolescenza di Teodora è costituita da un’opera di Procopio di Cesarea, Anecdota (o Storia segreta), pubblicata postuma. In essa, Teodora viene descritta, denigrandola, come una ninfomane, interessata soprattutto a fare del suo corpo un uso contro natura, nell’attesa di vendersi al maggiore offerente. Probabilmente non tutte queste notizie erano vere anche perché nella società bizantina le attrici erano assimilate a delle prostitute. A diciotto anni, essa trovò un protettore di valore che si innamorò della bellezza della ragazza, proponendole di seguirlo in Libia, una regione che gli era stata attribuita. Teodora accettò volentieri, in quanto pensava di passare dallo stato di concubina a quello di sposa, ma le cose andarono diversamente ed essa si ritrovò a migliaia di chilometri da Costantinopoli senza alcun aiuto finanziario. Il viaggio di ritorno durò tre anni e stando a quanto scrive Procopio di Cesarea, essa avrebbe pagato il viaggio in natura. Invece è probabile che essa si sia rivolta alle autorità ecclesiastiche, facendo presente il suo desiderio di cambiare la dissolutezza della sua vita in cambio della protezione. Essa le fu accordata perché raggiunse Alessandria con una lettera di raccomandazione per un convento. Era il momento in cui il Cristianesimo era interessato da due questioni teologiche: la teoria diofisita e la teoria monofisita. La teoria diofisita sosteneva che Gesù Cristo è contemporaneamente vero Dio e vero uomo ed ha quindi due nature, mentre quella monofisita affermava che Gesù Cristo ha solo una natura, quella divina. Alla fine la teoria monofisita fu dichiarata eretica nel 451. Teodora approfittò del suo soggiorno ad Alessandria per avvicinarsi a due alti prelati monofisiti; contemporaneamente riallacciò i contatti anche con la fazione dei Blu, creando così a suo favore tutta una rete a lei utile in caso di bisogno. A questo punto Teodora era pronta per lasciarsi trascinare da un destino folgorante in quanto molto bella, spiritualmente arricchita dalle discussioni teologiche ed in possesso delle conoscenze e dei modi aristocratici. Incontrò Giustiniano nel 522. Quest’ultimo, nipote dell’imperatore Giustino, era solito consacrare tutte le sue energie ai problemi dell’Impero ed era molto temuto a corte. Grazie all’appoggio dei Blu, Teodora riuscì a farsi presentare a Giustiniano che, rimasto folgorato dalla sua bellezza, se ne innamorò, la elevò al rango di patrizia e le fornì una dote. La classe dirigente bizantina era irritata dalla presenza di una giovane donna dalle origini modeste accanto a Giustiniano. Invece quest’ultimo, come l’imperatore, proveniente anch’esso dal popolo le origini umili della ragazza non dava a ciò importanza ed ottenne facilmente l’autorizzazione del padre adottivo a concludere le nozze, che si tennero nel 525. Come regalo di nozze, Giustiniano modificò la legge che impediva le persone di bassa classe sociale, comprese le attrici, di sposare individui di alto rango. Due anni dopo, nel 527, l’imperatore , ormai ammalato, associò al potere Giustiniano, ma questa co-reggenza durò poco, perché solo quattro mesi più tardi l’imperatore Giustino mori, permetto così alla coppia di salire al trono. A questo punto, il primo problema con cui dovettero confrontarsi Giustiniano e Teodora fu la mancanza di un erede maschio, fatto non di certo amputabile a Teodora in quanto essa, molto tempo prima, aveva dato alla luce una figlia. Tuttavia, Teodora, in attesa di una soluzione, mise in atto tutta una serie di modifiche che dimostrano quando il suo ruolo fosse determinante. Innanzitutto, mise in atto un nuovo cerimoniale, dal carattere molto umiliante e complicato per gli uomini di corte, con l’intento di affermare la sua potenza. Quindi, intervenne nella stesura del Codice Giustiniano, soprattutto nella parte riguardante la prostituzione. Infine la sua autorità si manifestò chiaramente nel domare la rivolta chiamata Nika, avvenuta cinque anni dopo il matrimonio. Di che cosa si trattava? Tutto ebbe origine dal comportamento di Giovanni da Cappadocia, un ministro dell’imperatore molto venale e corrotto. Per arricchire le casse dello Stato, egli aveva deciso di confiscare le eredità. I sudditi, già oberati dalle imposte, rimproverarono a Giustiniano di arricchirsi a sue spese e reclamarono la testa del ministro. Nel 532, si ebbe una sommossa popolare nell’ippodromo di Costantinopoli, in cui, per la prima volta, i Blu ed i Verdi unirono le proprie proteste contro l’Imperatore. La repressione immediata non fece altro che acuire la collera dei dimostranti, la sommossa si generalizzò e gli insorti arrivarono ad incendiare e a distruggere tutto quanto si trovava lungo il loro passaggio. A questo punto, sembrava che per la coppia imperiale l’unica forma di salvezza fosse la fuga. Ma Teodora, preferendo morire sul trono piuttosto che abbassarsi a fuggire, con un discorso ben costruito, galvanizzò la resistenza imperiale. Fu così che il generale Belisario riunì un esercito e domò la sommossa. Giustiniano non dimenticò mai il ruolo che ebbe sua moglie nel domare la rivolta di Nika.
Il sostegno alla coppia imperiale proveniva soprattutto da intrighi che Tedodora era capace di tessere; essa era solita circondarsi da spie o da servitori di modeste origini sociali, i quale tenevano costantemente informata l’imperatrice su quanto si tramava a corte. Fra di essi, Teodora si fidava soprattutto di una ex-cortigiana, Antonina, moglie del generale Belisario, la quale era solita tradire il suo sposo. Proteggendo gli amori tumultuosi della donna, Teodora era sicura di poter contare su di un’alleata devota e di poter manovrare Belisario al fine di fornire un sostegno incondizionato alla coppia imperiale. A costo di alleanze e complotti, Teodora riuscì così a preservare l’immenso impero bizantino. Si interessò anche nella politica religiosa del paese, diviso fra le eresie e le lotte di potere fra la Chiesa di Roma ed il Patriarcato di Costantinopoli contribuendo anche in tale ambito a costruire un grande impero. Teodora morì nel 548, colpita da un tumore, ma prima cercò di risolvere il problema della successione, facendo sposare Giustino, un nipote di Giustiniano, con Sofia, sua nipote. Giustiniano morì diciassette anni più tardi.
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