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Comunque, nella seconda metà del V secolo la lega romano-latina riuscì a prendere larghe porzioni di territorio attraverso l’invio di coloni: queste comunità partecipavano dei diritti degli altri latini e quindi ne seguivano sostanzialmente la politica.
Negli anni intorno alla fine del V secolo Roma riprese con maggior forza la politica a settentrione, incentrata per lo più sul conflitto con la comunità etrusca di Veio: situata a soli 17 chilometri da Roma, sulla riva destra del Tevere, essa controllava l’accesso alle saline poste alla foce del fiume e la via di comunicazione fra l’Etruria e la Campania, che passava per Fidene e Preneste. La tradizione poneva nel 477 lo sterminio ad opera dei veienti della gens dei Fabii durante la battaglia ingaggiata presso il fiume Cremera: a quella data la guerra con Veio doveva essere ancora un problema locale di scorrerie nei possedimenti di una gens confinante con il territorio veiente e questo giustifica la “guerra privata” dei Fabii. Ma dopo cinquant’anni, Roma fu in grado di riprendere l’offensiva con propositi più ambiziosi. Nel 426con la presa di Fidene, Roma ebbe un vantaggio su Veio. Secondo la tradizione la guerra durò dieci anni (406-396) e dopo un lunghissimo assedio i romani guidati da Furio Camillo sarebbero riusciti a scavare una galleria sotto le mura della città, sorprendendo i nemici. In effetti la lotta fu prolungata e costosa per Roma, se si considera che proprio allora era stata introdotta la prassi di pagare il soldo alle truppe. Le lunghe e continue campagne erano troppo gravose per i contadini che formavano l’esercito romano e che erano costretti a trascurare il lavoro nei campi. Quando Veio fu distrutta, sul suo territorio nel 387 furono formate quattro nuove tribù, e durono assegnate terre a titolo individuale (virtim) ai cittadini. Ciò significa che roma, vittoriosa di una guerra combattuta da sola e fuori dagli interessi della lega latina, abbandonava il metodo della deduzione di colonie latine e procedeva alla prima massiccia annessione territoriale dopo oltre un secolo. Lo stato romano era incrementato di circa il cinquanta per centro ed era divenuto confinante con Cere la comunità etrusca da tempo amica di Roma.

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