Ominide 1909 punti

La guerra contro i pirati

L’indebolimento del Senato, comunque, avvantaggiò soprattutto Pompeo, anche perché al termine dell’anno di consolato rinunciò al governo di una provincia per rimanere a Roma, circondato dalla popolarità conferitagli dai trionfi militari e accresciuta dalle sue doti personali. In quel frangente la guerra che Roma combatteva da anni contro i pirati offrì a Pompeo l’occasione per incrementare il suo prestigio. La sconfitta inferta loro dall’ammiraglio Antonio nel 74 a.C. li aveva fiaccati, spezzando il legame fra Sertorio e Mitridate. Tuttavia, in seguito M. Antonio fu più temuto dei pirati stessi perché prese a taglieggiare città alleate; ma durante l’assedio che pose a Creta fu vinto e morì in prigione. Toccherà a Metello assoggettare l’isola di Creta che nel 68 a.C. fu ridotta a provincia. Da allora i pirati tornarono a farsi pericolosi, attaccando soprattutto i ricchi santuari del mar Egeo. Inoltre, dopo essere stati rinforzati da schiavi fuggiaschi, e da profughi politici, si riorganizzarono in un vero e proprio stato sulle coste della Cilicia e della Panfilia, da cui si battevano le acqua del mediterraneo, intercettando le navi mercantili, saccheggiando dappertutto città e Santuari, facendo schiavi degli abitanti.

Plutarco, nella Vita di Pompeo afferma che persino personaggi potenti per ricchezza e appartenenti a illustri famiglie si erano associati alle loro imprese, imbarcandosi in affari di pirateria, nel convincimento di procurarsi maggior fama e onori. Ormai i pirati possedevano scali un po’ dovunque, e fari fortificati, con più di mille navi corsare assalivano dal mare le strade, depredavano i convogli e saccheggiavano le ville vicine. La loro potenza era tale che per qualsiasi mercante risultava impossibile navigare e percorrere il mar mediterraneo. Si comprende dunque perché nel 67 a.C. i romani nonostante il parere contrario del senato, votarono la proposta del tribuno Aulo Gabinio di ripristinare l’eccezionale potere che nel 74 aveva ricevuto l’ammiraglio Marco Antonio e di affidarlo a un ex console che avesse già avuto per tre anni la potestà proconsolare. Sappiamo che un giovane demagogo, Caio Giulio Cesare, difese questo progetto contro il senato. Il giorno successivo all’approvazione della legge, una nuova assemblea popolare deliberò che il comando fosse affidato a Pompeo, che ottenne per tre anni l’imperium maius et infinitum (il potere maggiore e mai conferito prima), cioè la potestà suprema su tutti i mari e su tutte le coste. Si trattava di un immenso e anomalo comando che gli dava la fisionomia di un monarca, visto che ebbe a sua disposizione 500 navi da guerra, 120.000 fanti e 5.000 cavalieri. Per questo il senato pretese di scegliere i questori che lo avrebbero accompagnato nel’impresa, e Pompeo accettò. In quaranta giorni liberò il mediterraneo occidentale e in soli tre mesi di combattimento i mari furono sistematicamente rastrellati fino a sospingere i pirati in Cilicia, dove avevano la loro roccaforte. Nella battaglia di Coracesium li sbaragliò definitivamente, dando poi ai prigionieri sopravvissuti terre da coltivare alll’interno dell’Asia minore e in Calabria.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email