Video appunto: Grecia antica – Medicina

La medicina nell'antica Grecia



Le prime conoscenze anatomiche sono da collegarsi alle pratiche sacrificali religiose, all’aruspicina (cioè all’arte di indovinare il futuro esaminando le viscere degli animali) o all’osservazione delle ferite riportate dall’uomo durante la caccia. Considerazioni simili possono essere fatte anche per l’uso di erbe o di frutti o di sostanze medicinali di origini naturali a cui inizialmente venivano attribuite proprietà farmacologiche.
Nei primi tempi, l’elemento magico e l’elemento empirico procedevano di pari passo poiché, esaminando documenti egiziani o semitici, notiamo che alla diagnostica facevano seguito dei consigli terapeutici e delle formule magiche, con lo scopo di scacciare lo spirito maligno.
Fra i secoli IX e VII, in Grecia, la fusione fra l’empirismo e la magia era praticata nel tempio di Asclepio, chiamato anche Esculapio. Nel VI secolo cominciarono ad affermarsi scuole in cui la medicina assunse il carattere di una vera e propria scienza come la scuola italica, quella di Cnido e quella di Cos. Il fondatore di quest’ultima fu Ippocrate che, per primo, organizzò tutte le conoscenze del momento in un sistema razionale. La concezione di Ippocrate si basava sull’equilibrio fra i quattro umori del corpo. Tale teoria parte dalla presenza in natura di quattro elementi (aria, acqua, fuoco e terra) e dal concetto che ogni realtà fenomenica è collegata a due dei seguenti attributi (caldi, secco, freddo, umido). Successivamente questa affermazione fu applicata alla natura umana da Ippocrate di Coo che definì l’esistenza di quattro umori base: bile nera, bile gialla, flegma (muco che si produce all’interno delle vie respiratorie), sangue o umore rosso. La terra corrisponderebbe alla bile nera, il fuoco alla bile gialle (o collera), l’acqua alla flegma e l’aria al sangue. Il numero quattro era derivato dal principio pitagorico che poneva tale numero alla base di ogni fenomeno naturale: le quattro qualità elementari (caldo, freddo, secco, umido), le quattro stagioni, le quattro età dell’uomo ed infine le quattro parti della giornata. Pertanto, gli umori sono soggetti ad incrementi o a diminuzioni a seconda del periodo: il sangue, ad esempio, prevale in primavera, la bile gialla in estate, la flemma in autunno e la bile nera in inverno Il corretto funzionamento dell'organismo dipenderebbe dall'equilibrio degli elementi, definito «eucrasia», mentre il prevalere dell'uno o dell'altro causerebbe la malattia ovvero «discrasia». I seguaci e i continuatori di Ippocrate costituirono la corrente dogmatica, molto rigida nelle sue posizioni razionali; ad essa si opposero i medici della scuola empirica, fondata da Filino nel III a.C.
Nel periodo ellenistico si ebbero le grandi scoperte anatomiche per cui la dottrina ippocratica entrò in crisi. Il nuovo centro della medicina fu Alessandria di Egitto in cui si svolse una ricca attività di osservazione che portò, per esempio, ad operare una distinzione fra arterie e vene e fra nervi e tendini. Tutto ciò portò la scuola empirica ad orientarsi verso la fisiologia anatomica e verso l’anatomia patologica.
Nel secolo I a.C. Asclepiade sostenne che alla base dell’organismo non ci sono gli umori, bensì dei corpi solidi picciolissimi, cioè gli atomi, teorizzati da Democrito. Gli atomi si raggruppano, formando degli agglomerati più o meno compatti e sono percorsi da innumerevoli canali o pori all’interno dei quali altri atomi sono continuamente in movimento. Lo stato di salute si ha quando il movimento degli atomi non incontra ostacoli; la malattia, invece, si ha in presenza di ostruzioni, totali o parziali dei pori. Il movimento, allora, rallenta o si arresta; la terapia quindi deve tendere a restituire il flusso regolare attraverso i pori; pertanto la sua azione deve essere dilatatoria. La teoria di Asclepiade ebbe molto successo, ma le eccessive complicazioni ed il rigorismo provocarono la reazione di Galeno che può essere considerato colui che sistemò definitivamente le conoscenze mediche della Grecia antica. Nonostante esistesse il divieto della religione di sezionare i cadaveri umani, egli fece tesoro degli insegnamenti di anatomia della scuola di Alessandria. Realizzò esperimenti sugli animali, anche da vivi, arrivando a delle conclusione molto importanti. Per esempio, legando gli ureteri, arrivò a dimostrare la funzione di secrezione dell’urina compiuta dai reni.
Il sistema galenico fu alla base delle conoscenze mediche di tutto il Medioevo e rimase sempre lo stesso fino alla metà del XVI secolo.