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Culto di Asclepio



A partire dal V secolo a.C, in Grecia ebbe una grande diffusione il culto di Asclepio o Esculapio, una divinità minore, dio delle guarigioni, i cui benefici sembrano sia stati notevoli.
In molti santuari, questo culto andò a sostituire quello di un dio o di un eroe preesistente, mentre in altri fu ignorato.
Infatti, le ninfe continuarono a curare le malattie agli occhi vicino alle sorgenti dei monti e perfino nell’Agorà di Atene esisteva un santuario sacro a un non meglio identificato dio delle guarigioni. Probabilmente il culto di Asclepio arrivò ad Atene nel 420, provenendo dal Peloponneso dove Aristofane nelle sue Vespe invia un personaggio a faresi curare. Ogni santuario dedicato alla divinità era reso sacro da un serpente, attributo del dio. Parecchie iscrizioni trovate ad Epidauro parlano di miracoli ma è evidente che essi presupponessero conoscenze di chirurgia e di altri rami della medicina A partire dal 400 a.C. a Epidauro veniva celebrata una festa in onore al dio: si organizzavano gare di atletica, corse di cavalli, gare musicali e poetiche. Anche a Cos, cittadina in cui Ipppocrate nel V secolo aveva fondato la medicina scientifica cominciarono ad essere edificati templi in onore a Asclepio e piano piano il culto si diffuse ovunque: Argo, Patrasso,Pergamo, Corinto per arrivare fino a Roma nel 293. Il grande sviluppo fu causato sia da motivi religiosi che dal progressivo sviluppo della scienza. Esso era finanziato dalle famiglie benestanti perché non si trattava di un culto di Stato.

Infatti ad Epidauro non troviamo offerte fatte dalla città, ma delle sontuose costruzioni fatte edificare da cittadini privati. Occorre anche precisare che nell’antica Grecia oracoli e luoghi di guarigione costituivano un’unica cosa. Frequentemente veniva chiesto all’oracolo a quale divinità offrire un sacrificio per essere liberato da un male e questo spiega il motivo per cui guarigione e oracolo coincidesse Asclepio poteva curare ogni tipo di malattia: abbiamo notizia di un’apparizione del dio avvenuta nel IV secolo con la sua sacerdotessa Panacea ( = colei che guarisce tutto), nome proprio adoperato tutt’oggi per indicare un rimedio universale, buono per tutti i mali. Nelle iscrizioni di Epidauro leggiamo di un uomo che aveva nel suo corpo dei pezzi di metallo, dovuti ad una ferita occorsagli in battaglia; se li portò per anni fin quando Asclepio non lo curò. Il dio era molto diverso dalle altre divinità perché il suo aspetto non aveva nulla di severo o di terribile. Secondo il mito egli era anche in grado di resuscitare i morti e per questo motivo fu fulminato da Zeus