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Fenici


Nella zona siro-palestinese (compresa tra le odierne Turchia e penisola del Sinai-Egitto) si erano stanziate altre popolazioni semitiche che chiamarono la zona Terra di Canaan. A sud (oggi Israele) si stanziarono i filistei da cui deriva il nome Palestina, a nord fiorì invece la civiltà fenicia.
Il massimo sviluppo della civiltà fenicia durò fino all’VIII-VII secolo a.C. e interessò le città di Biblo, Sidone e Tiro. Il nome Fenici indicava il colore rosso, infatti essi avevano imparato a ricavare la porpora da alcuni molluschi e la usavano per colorare stoffe preziose. Furono una civiltà mercantile e, con commerci e colonie, facevano da collegamento tra le civiltà mediorientali e il Mediterraneo occidentale. I fenici non erano un popolo numeroso, perché la loro terra non produceva molti prodotti, ma erano una civiltà basata sul commercio e lo scambio; avevano città indipendenti e producevano pregiati prodotti artigianali che scambiavano con gli altri popoli (tessuti tinti con la porpora, oggetti d’oro lavorato, vino, spezie, profumi, metalli preziosi, schiavi, oggetti di vetro). I fenici sono ricordati per aver fondati le prime colonie commerciali che utilizzavano come appoggio durante i loro commerci: fondarono malaga in Spagna, Marsiglia in Francia, Cagliari in Sardegna, Palermo in Sicilia e soprattutto fondarono Cartagine nell’814 a.C. in Africa settentrionale. Cartagine diventò fortissima e dal VII secolo a.C. iniziò a sua volta a fondare colonie entrando in competizione con i Romani e dando vita alle guerre puniche (“punici” cioè fenici era il loro che i romani davano ai cartaginesi). I fenici sono ricordati soprattutto per aver abbandonato la scrittura cuneiforme e aver inventato la scrittura alfabetica (alfabeto fenicio), composta da segni a cui corrispondevano dei suoni con cui riprodurre le parole.
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