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I Fenici

Lungo la costa settentrionale della Palestina, intorno al 2000 a.C. si stanziarono alcune popolazioni semitiche che i greci chiamarono Fenici. Questi sapevano produrre la porpora, una tintura rossa rossa ricavata da un mollusco marino, il murice. In questa regione i Fenici fondarono una serie di città autonome rette da sovrani locali, le più importanti furono Biblo, Berito (oggi Beirut), Arado, Tiro e Sidone.
Le superfici coltivabili erano scarse, l'unica risorsa erano i boschi di cedri che fornivano legno pregiato. Dal punto di vista commerciale era ottima la posizione commerciale, per questo motivo i Fenici si dedicarono ad attività mercantili e manifatturiere.

I Fenici furono costretti per lungo tempo a pagare dei tributi all'Egitto. Dopo l'invasione dei popoli del mare che misero in difficoltà l'Egitto, le città fenice ne approfittarono per sottrarsi al controllo egiziano.

Dal 1000 a.C fino all'800 a.C. i Fenici prosperarono, poi iniziò un lento declino: le città autonome infatti erano troppo deboli e furono assoggettate ai grandi imperi dell'epoca (impero assiro e neobabilonese).
Dal punto di vista commerciale i Fenici si erano già scontrati con i Greci, i due imperi si disputavano il controllo di mercati, rotte e materie prima in una continua guerriglia marittima.
La fine della Fenicia avvenne nel 332 a.C. quando Alessandro Magno prese la città di Tiro.

I Fenici ricorsero a molte forme di diplomazia per evitare che il controllo delle altre potenze su di loro non fosse troppo duro, riuscirono quindi a godere di un certo grado di autonomia.
La vita politica era controllata dall'aristocrazia mercantile, anche se il potere apparteneva formalmente al re; in alcune città, il potere di quest'ultimo, fu sostituito da magistrati (chiamati sufeti) eletti ogni anno e controllati dalla nobiltà.

I Fenici erano grandi marinai e temibili pirati, conoscevano il ciclo delle maree e sapevano usare la vela, furono i primi a praticare la navigazione notturna tramite l'osservazione delle stelle. Per molto tempo detennero il monopolio del commercio marittimo.
Crearono un gran numero i scali ed empori che poi si trasformarono in vere e proprie città (per es. in Italia: Palermo, Mozia, Cagliari, Nora).

Tra gli articoli più caratteristici dell'artigianato fenicio ci sono i vetri lavorati, oggetti in bronzo e avorio, gioielli. Il prodotto più famoso però era la porpora utilizzata come colorante per le stoffe (queste stoffe erano simbolo di nobiltà).
I Fenici furono anche mediatori culturali, spostandosi infatti di porto in porto garantivano la circolazione di miti, notizie, culti, tecniche artistiche.
Riuscirono a perfezionare un sistema di scrittura alfabetica, in modo da poter redigere contratti, conti, inventari. Questa scrittura aveva pochi segni, tanti quanti i suoni riconosciuti dall'uomo. La scrittura allora non era più patrimonio di una ristretta casta ma divenne di tutti, era uno strumento facile soprattutto per chi aveva attività commerciali. Era composto da ventidue consonanti, le vocali non esistevano ma si deducevano dal contesto.

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