L'inizio della civiltà babilonese è collocabile tra la fine del III millennio e l'inizio del II millennio a.C.
Per quanto riguarda i poteri del sovrano la società babilonese era dominata dalla figura del sovrano, che riassumeva in sé il potere di dettare le leggi (potere legislativo), di farle applicare (potere esecutivo) e di punire chi vi contravveniva (potere giudiziario).

Per quanto riguarda l'espansione babilonese, Hammurabi mise in atto una politica espansionistica, che gli consentì di effettuare larghe donazioni di terra a ufficiali e soldati: in questo modo il re legò maggiormente a sé i sudditi. Si formò così un ceto composto da giudici, militari e funzionari di corte fedeli al sovrano, che contribuì ad ampliare e a rafforzare le basi del potere regio. La presenza di piccoli proprietari fondiari determinò la necessità di reperire un numero sempre maggiore di schiavi da destinare al lavoro dei campi, dal momento che i proprietari non potevano lavorarli personalmente, in quanto occupati a svolgere le mansioni affidate loro dal re. L'accresciuta necessità di manodopera servile giustificò peraltro il crescente espansionismo.

La civiltà babilonese come quella assira ( anche se comunque in minor misura), che in molte sue manifestazioni non è altro che un riflesso di quella babilonese, ha agito su tutti i popoli che sono venuti in contatto diretto o indiretto con la Valle dei due fiumi.

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