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Sparta e Atene

Il problema della documentazione su Sparta

Sparta e Atene sono state le due poleis che più di tutte hanno segnato la storia greca. Sparta era una città dorica, Atene era ionica. Atene era la città della democrazia e della cultura umanistica, Sparta era la città della forza e della disciplina.
La storia di Sparta non è stata lineare: dopo un primo periodo di fioritura culturale, gli spartani promossero una serie di riforme politiche che portò la città a diventare un vero e proprio stato militare. Sono molto scarse le informazioni su Sparta, questo perché gli stessi spartani non amavano registrare il proprio passato.
La maggior parte delle fonti su Sparta deriva da autori ateniesi, sono quindi fonti spesso polemiche poiché prodotte dalla città rivale.

Il ritorno degli Eraclidi e la conquista della Messenia

In Laconia, nel Peloponneso, prima ancora che giungessero i Dori, era sorta la città di Lacedemone che venne abbandonata nel XIII secolo a.C. Questa zona fu allora ripopolata dai Dori che dicevano di discendere da Eracle (erano quindi Eraclidi, ovvero discendenti di Eracle), nacque così la città di Sparta.
Gli spartani erano circondati da vicini ostili, per questo furono costretti a combattere per sopravvivere; attorno al 750 a.C. iniziarono ad espandersi in Messenia, la sua conquista avvenne dopo le due guerre messeniche, fu un evento molto importante anche perché la Messenia era molto fertile.

Una società rigidamente tripartita

La popolazione di Sparta era divisa in tre gruppi:
1. gli spartiati appartenevano al ceto dominante, godevano del pieno diritto di cittadinanza; essi si chiamavano homòioi cioè “uguali”. Si dedicavano alle attività belliche. A 7 anni iniziavano la loro educazione all'interno di gruppi, a 19 erano ammessi tra i combattenti, a 30 entravano a far parte dell'assemblea cittadina. Ogni spartiate possedeva un appezzamento di terra;
2. i perieci erano gli abitanti delle comunità situate intorno a Sparta; dovevano combattere al fianco degli spartiati in caso di guerra. Non avevano diritti politici, erano liberi di esercitare le attività artigianali e commerciali;
3. gli iloti erano privi di qualsiasi diritto civile e politico e coltivavano i lotti di terra assegnati agli spartiati. Erano assegnati agli spartiati dallo stato e potevano essere liberati solo dallo stato stesso. Ogni anno si dichiarava guerra agli iloti in modo che questi potessero essere uccisi senza motivo.
Tra le classi sociali c'era una grande sproporzione numerica, questo fu dovuto alla forte selezione della popolazione.

Le istituzioni di Sparta: la rhétra di Licurgo

Sparta era governata da due re, si trattava di una diarchia, cioè di un doppio governo. Ai re spettava il comando dell'esercito. Nel VII secolo a.C., il legislatore Licurgo promulgò una costituzione chiamata rhétra che portò grandi cambiamenti:
fu istituita un'assemblea popolare chiamata apélla, qui si riunivano tutti gli spartiati. Si potevano eleggere i magistrati e discutere riguardo la successione al trono; ogni decisione vincolava la gherusìa;
un consiglio degli anziani (gherusìa), era composto dai due re e da 28 membri di età superiore ai sessant'anni. Questo consiglio aveva il potere di giudicare il tradimento e i più gravi crimini di sangue, condannare all'esilio e alla morte;
5 magistrati di controllo, gli efòri; erano eletti ogni anno, avevano il compito di proporre leggi, di amministrare la giustizia e di sorvegliare l'educazione dei giovani. Con il tempo diventarono l'istituzione politica più potente di Sparta.
Licurgo tentò di equilibrare i poteri della città, Sparta però rimase prevalentemente governata da un'oligarchia di tipo aristocratico.


Atene: il sinecismo e la società delle fratrìe

Atene sorgeva in Attica a pochi chilometri dalla costa; Atene era stata una roccaforte micenea ed era riuscita a resistere ai Dori. Secondo il mito fu Teseo a riunire in un'unica città (cioè Atene) 12 villaggi, questo atto è ricordato come sinecismo.
All'inizio dell'VIII secolo a.C. Atene presentava una struttura sociale di tipo tribale: la popolazione era divisa in 4 tribù, ognuna aveva un capo, ogni tribù era raggruppata in famiglie chiamate fratìe. Ogni cittadino era iscritto ad una fratìa e riceveva, in questo modo, dei diritti.
C'era anche un raggruppamento sociale:
i ghenè cui appartenevano gli aristocratici;
gli orgheònes in cui potevano registrarsi anche i meteci, cioè gli stranieri che vivevano ad Atene.

La riforma arcontale

In origine Atene era governata da un basileùs, ovvero un re, che deteneva il potere assoluto. Venne poi affiancato da magistrati che dovevano limitare il suo potere. I principali magistrati erano chiamati arconti ed erano tre:
1. l'arconte basileùs, ovvero il re che aveva conservato le competenze di sacerdote;
2. l'arconte polemàrco, colui che guidava gli eserciti;
3. l'arconte epònimo che svolgeva altre funzioni politiche e amministrative.
Alla fine del VII secolo a.C. vennero affiancanti agli arconti altri 6 arconti chiamati tesmotèti, ovvero “legislatori”.

La legislazione di Dracone

Ad Atene c'erano forti tensioni interne: gli aristocratici detenevano il potere e possedevano grandi appezzamenti di terreno; i poveri volevano la redistribuzione delle terre.
Intorno al 620 a.C. Dracone emanò una serie di leggi dando vita al diritto penale. Le nuove leggi fecero in modo che l'esercizio della giustizia non era più concentrata nelle mani dei potenti.
Dracone introdusse delle garanzie per coloro che venivano accusati di reato, infatti chi era accusato doveva essere processato pubblicamente (e non era più soggetto alle vendette delle famiglie). Dracone distinse due diversi tipi di omicidio: quello volontario e quello involontario; il primo doveva essere giudicato dall'aeropago (il vecchio consiglio degli anziani) e punito con la morte; il secondo doveva essere giudicato da un consiglio di 50 giudici (gli efeti) e punito con l'esilio.

La riforma timocratica di Solone

Nel 549 a.C. un aristocratico, Solone, fu nominato “arbitro e legislatore”, aevva il compito di conciliare gli interessi delle diverse classi sociali ed emanare nuove leggi. Il suo primo provvedimento fu quello di cancellare i debiti (seisàchtheia), proibì inoltre che i cittadini diventassero schiavi di altri cittadini per poter estinguere i propri debiti.
La società fu riorganizzata in base al censo (cioè il reddito), nacque così la timocrazia, cioè un governo basato sulla ricchezza di ciascun cittadino.
La cittadinanza fu divisa in quattro classi in base al reddito agrario:
1. i pentacosiomedimni erano i più ricchi, producevano almeno 500 medimni di grano;
2. i triacosiomedimni o cavalieri producevano 300 medimni;
3. i diacodiomedimni o zeugiti producevano 200 medimni;
4. i teti producevano meno di 200 medimni o non possedevano terre.
Quindi i diritti politici dipendevano dalla ricchezza e non dalla nascita.
Coloro le cui terre producevano di più, dovevano anche contribuire maggiormente alla vita politica.
Le due classi più ricche dovevano prestare servizio militare con il proprio cavallo e potevano candidarsi alle magistrature più prestigiose; gli zeugiti prestavano servizio militare in fanteria; i teti prestavano servizio militare in qualità di rematori.
Fu istituito il tribunale popolare i cui componenti erano estratti a sorte tra i cittadini maschi (dovevano aver compiuto 30 anni); i processi avvenivano presso l'Elièa.
Molti terreni furono espropriati e redistribuiti ai contadini.

La tirannide di Pisistrato e dei pisistratidi

Nel 561 a.C. Pisistrato, un nobile, divenne tiranno di Atene; riuscì a mantenere il potere fino al 546 a.C., anno in cui fu scacciato e condannato a 10 anni di esilio; tornato prese di nuovo il potere e lo mantenne fino alla morte nel 528 a.C.
Con Pisistrato Atene divenne una grande potenza: infatti egli promosse incentivi economici e grandi lavori pubblici, fondò varie colonie, costruì una flotta molto potente.
Il tiranno avviò anche una politica culturale che riuscì ad influenzare l'opinione pubblica: fece mettere per iscritto i poemi omerici, istituì le feste Dionisie durante le quali venivano rappresentati drammi.
Dopo la morte di Pisistrato il potere passò ai figli Ippia e Ipparco (detti Pisistratidi); la loro tirannide causò il malcontento della popolazione: Ipparco fu ucciso da una congiura organizzata da Armodio e Aritogitone (i tirannicidi). Gli aristocratici ateniesi chiesero aiuto a Sparta che intervenne nel 510 a.C., Ippia si diede alla fuga.

Clìstene: la riforma territoriale

L'esperienza della tirannide aveva cambiano gli assetti economici e politici di Atene conferendo notevole peso ai commercianti e agli artigiani.
Nel 508 a.C. Clìstene, un aristocratico, fece approvare una serie di riforme che posero le basi per la democrazia ateniese. La prima riforma riguardò l'istituzione di una nuova unità politico-amministrativa: il demo, in cui fu diviso tutto il territorio dell'Attica e al quale si apparteneva solo per ragioni territoriali (e non per il reddito). In origine i demi erano 100, vennero poi aumentati a 180.
Il territorio attico fu diviso anche in 3 grandi zone: la città (asty), le zone montagnose (mesogea), le zone costiere (paralìa); ciascuna di queste zone era divisa in 10 parti chiamate trittìe. Nelle trittìe di ogni zona prevaleva una diversa classe sociale (in città gli aristocratici; in montagna i contadini; sulla costa i pescatori). Ogni trittìa era riunita in 10 tribù, questo permetteva di riunire nelle tribù persone provenienti da diverse classi sociali e diverse zone della città, le classi non aristocratiche potevano avere in questo modo la maggioranza.

Clìstene: le riforme istituzionali

Clìstene istituì il Consiglio dei Cinquecento (chiamato boulè), era composto da 50 rappresentanti per ciascuna tribù scelti attraverso il sorteggio, così anche i più poveri potevano ricoprire delle cariche di governo.
L'Aeropago continuò ad esistere ma non ebbe più un ruolo decisivo nella vita cittadina; grande importanza fu data all'assemblea popolare (ecclesìa) alla quale partecipavano tutti i cittadini; inizialmente si riuniva sull'agorà, in seguito in un anfiteatro. L'ecclesìa aveva competenze in materia di politica estera, nominava gli arconti e gli strateghi; le sue decisioni erano espresse in forma di legge o decreto, deteneva anche il potere giudiziario.
Secondo la tradizione Clìstene introdusse anche l'ostracismo che consisteva nell'allontanare da Atene, per 10 anni, chi era considerato pericoloso scrivendo il suo nome su un coccio (detto òstrakon); per rendere il provvedimento valido serviva il voto di 6000 cittadini.
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