pexolo di pexolo
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Edificazione di chiese cristiane


Non è meno stupefacente la motivazione con cui Costantino aveva espresso a Eusebio in persona la richiesta di confezionare cinquanta volumi in pergamena pregiata delle Sacre Scritture: «in città una gran quantità di persone si è votata alla santissima chiesa e, poiché in quella città tutto s’incrementa ad un ritmo vertiginoso, è sembrato quanto mai opportuno farvi costruire un cospicuo numero di chiese». Ci si chiede se non si trattasse di una committenza per sostenere lo scriptorium annesso alla famosa biblioteca costituita da Origene e arricchita da Panfilo, e al fine di avere testi di pregio da donare a funzionari e alti rappresentanti della corte, noti a Costantino per essere cristiani. Il numero dei volumi non può certo significare che ci fossero 50 chiese a Costantinopoli. Lungi, infatti, dall’aver adornato la città che aveva il suo stesso nome «di numerosissimi oratori, grandiosi santuari dedicati ai martiri e con splendide chiese, alcune delle quali furono costruite nei sobborghi, altre nel centro stesso della città» (VC III, 48,1), Costantino sembrerebbe aver avviato la costruzione di ben pochi edifici cristiani: dal vaglio delle testimonianze successive (e al confronto con quanto aveva fatto a Roma), potrebbero risalire a Costantino la prima fase della chiesa episcopale di Sant’Irene, attribuita a lui da Socrate; san Mocio, in area cimiteriale al di fuori della città costantiniana, ricordata da Sozomeno; sant’Acacio, esterna all’antica Bisanzio ma compresa nella città di Costantino e ricordata come già esistente nel 359. Santa Sofia, se allora cominciata, fu però dedicata solo nel 360.
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