Dalla convinzione degli ebrei di essere il popolo eletto da Dio, deriva la loro originale concezione della storia: l'intera storia dell'umanità è infatti vista come conseguenza del rapporto tra jahwèh e il suo popolo. Le sconfitte e le oppressioni subite dagli ebrei sono da essi considerate come la giusta punizione inflitta da Dio per purificare il suo popolo. L'alleanza con Dio e l'essenza stessa del popolo ebraico, e la ragione della sua sopravvivenza nei secoli, a prescindere dall'esistenza di uno Stato ebraico. Il popolo eletto continuo ad attendere il proprio riscatto, con la venuta di un redentore, il Messia.

Inoltre l'esperienza monoteistica si affermò definitivamente durante il regno di Giosia, re di Giuda dal 640 al 609 a.C., a cui si deve una riforma religiosa che proclamò definitivamente il "dio dinastico" unico Dio di Israele. Giosia ramose anche l'istituzione di famiglie sacerdotali ha dette all'esclusivo culto divino, il che condusse, con molto ritardo rispetto a quanto avvenuto per altri popoli, alla creazione di un influente casta sacerdotale, custode del culto e delle tradizioni religiose ebraiche. La cattività babilonese e contribuì a mutare la prospettiva religiosa del monoteismo ebraico, per cui i sacerdoti orientarono il loro prestigio verso il consolidamento dell'identità culturale e religiosa del popolo ebraico, ormai privo di autonomia politica.

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