Secondo la religione ebraica all'unico Dio (Jahwèh) viene dedicato il tempio di Gerusalemme, il centro di culto che assunse la preminenza sugli altri, anche per la presenza del simbolo dell'alleanza con Dio, ovvero l'Arca, che custodiva le tavole della legge di Mosè.
Dal momento che l'Ebraismo vietata in modo assoluto qualsiasi raffigurazione della divinità, soltanto l'Arca dell'alleanza e il Tempio erano i segni visibili del "patto" tra Dio e gli ebrei: per questo motivo il Tempio era considerato il luogo più sacro di tutto il regno, ed esercitò, per quasi mille anni, la funzione di centro spirituale dell'ebraismo ben oltre l'effettiva durata dell'unità e dell'esistenza stessa di un regno, fino alla sua distruzione da parte dei romani nella 70 d.C.

Il Dio di Israele manifestava la sua volontà agli uomini parlando per bocca di pochi eletti, i profeti. Essi, da quanto ci testimonia la Bibbia, hanno spesso rivestito il ruolo di controparte rispetto al re o alle istituzioni civili, nell'oro radicale rifiuto di qualsiasi commistione culturale con il popoli confinanti o dominatori e, in particolare, di qualsiasi deviazione dal culto jahwèh.

Alcuni, specie nei momenti di crisi e di allentamento della legge, acquisirono grande autorità presso il popolo, che vedeva in essi i rappresentanti autentici e incorrotti della vera fede.

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