pexolo di pexolo
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La diffusione e l’avanzata dei Galli in Italia fu causata dall'ampio movimento espansivo dei Celti, rinominati “Galli” dai Romani; l’origine del popolo celtico (ancora avvolta nel mito) è stata collocata in un’area tra la Francia orientale, la Germania centrale e la Svizzera, dove sono state trovate necropoli con tombe principesche come quelle etrusche, ma caratterizzate da uno stile (delle armature, dei carri, dell’argenteria e dell’oro) molto specifico: esso permise di identificare la cosiddetta “cultura di Hallstatt”. Questa cultura, seppur localizzata così all'interno dell’Europa, si nutriva anche di manufatti etruschi e greci, le civiltà più progredite dell’epoca (VI secolo a.C.), con cui i Galli avevano stabilito contatti; accanto ad Hallstatt, sempre in Svizzera, sono state scavate sepolture che corrispondono ad una sorta di evoluzione della primitiva cultura di Hallstatt: a La Tène si sviluppò una cultura latiniana i cui manufatti (risalenti al V secolo) erano molto raffinati. A dimostrazione dell’espansione di questo popolo e della sua cultura, manufatti del IV secolo sono stati trovati sia in Francia che in Italia settentrionale: tutte le civiltà preesistenti in Italia settentrionale furono progressivamente assimilate a quella celtica, sparirono tutte a parte i Veneti, la cui cultura resistette alla celtizzazione. L’Italia settentrionale divenne quella che i Romani definirono Gallia cisalpina, occupata da molti popoli accomunati dalla stessa matrice gallica (come i Taurini che si insediarono in Piemonte, gli Insubri nella zona di Mediolanum, i Senoni che fondarono Sena Gallica, i Boi che si insediarono in Emilia, i Cenomani in Lombardia); non solo, essi si spinsero senza essere frenati sino alle coste dell’Asia Minore: conquistarono il Tempio di Apollo Delfico e giunsero a Pergamo, abbiamo infatti testimonianze della resistenza di Attalo III all'invasione. L’avventura dei Galli Senoni verso Roma e anche più a sud ebbe come esito la grande sconfitta della Lega Latina al fiume Allia, databile intorno al 390 a.C. La disfatta fu tale che questa data (rinominata dies Alliensis) rimase memorabile nella memoria collettiva come il maggiore dei dies funesti (giorni di lutto); i Senoni conquistarono Roma, la cui presa rimase un unicum in tutta la storia romana . Evidentemente i Senoni non erano interessati ad insediarsi in loco, per cui chiesero un riscatto in cambio del loro ritiro dalla città; secondo Livio, Marco Furio Camillo (il vincitore di Veio) avrebbe convinto i senatori, asserragliati sull'acropoli (sul Campidoglio), a rifiutare quell'indecoroso baratto proposto da Brenno e a tentare una risposta contro il suo popolo. Sempre secondo la leggenda la città sarebbe riuscita a liberarsi, come testimoniato dalla frase Non auro, sed ferro, recuperanda est patria! (“Non con l'oro si difende l'onore della patria, bensì col ferro delle armi)”; negli anni dopo il 390 Roma si riprese molto rapidamente, sebbene subì molte minacce da più parti.

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