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Cultura ellenistica

Le vicende dei regni ellenistici s'inquadrano in una nuova epoca della storia antica che gli storici chiamano ellenismo, e che si estende convenzionalmente dalla morte di Alessandro Magno, avvenuta nel 323 a.C., alla battaglia di Azio del 31 a.C.m cui fece seguito la conquista romana dell'Egitto. La parola ellenismo indica l'aspetto fondamentale di quest'epoca: la diffusione della cultura greca in un'area immensa, dalla Macedonia al Vicino Oriente, ai limiti dell'India, dal Mar Nero all'Etiopia. La lingua, i costumi, l'arte, la letteratura, la filosofia, la religione dei Greci penetrarono in terre lontane e spesso vi si radicarono. I regni ellenistici accolsero quei pensatori, scienziati, artigiani, commercianti, soldati mercenari, che avevano abbandonato le poleis di origine alla ricerca di nuove possibilità e alternative rispetto all'impoverimento e alla decadenza della madrepatria. Essi tendevano a occupare i livelli alti della società, favoriti anche dal fatto che le varie dinastie regnanti erano di origine greco-macedone.

La lingua ufficiale dei nuovi regni, detta koinè (“lingua comune”), era il greco, adottato dall'amministrazione, dai quadri dell'esercito, dai grandi commercianti e dagli africanisti, dagli uomini di cultura: era dunque la lingua dei ceti dirigenti e del potere e il principale strumento di comunicazione “internazionale”, così come è oggi la lingua inglese.
Nella città, lo stile di vita greco s'identificava soprattutto nella frequenza del ginnasio, simbolo per eccellenza della grecità. Il ginnasio era un'istituzione complessa: vi si svolgevano l'addestramento atletico e militare, l'educazione musicale e quella letteraria, scientifica e oratoria, alcune attività religiose. L'accesso era rigorosamente riservato agli individui di stirpe greca, destinati a un ruolo dirigente nella città.

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