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-La Crisi del III secolo-

Nel III secolo si assistette ad un dissesto politico, economico e sociale dell’Impero Romano.
Le motivazioni sono di tre tipi:
1. Politico: l’Impero andava sgretolandosi, poiché era troppo vasto e quindi difficile da controllare; inoltre vi erano anche delle debolezze istituzionali, con il senato e l’imperatore che avevano perso potere a discapito dell’esercito, infatti capitava che l’imperatore dovette dipendere dalle esigenze dei militari; altro fattore di crisi furono le incursioni di popolazioni barbariche che si fecero sempre più frequenti.
2. Economico: un’epidemia di peste aveva provocato un crollo demografico; a conseguenza di ciò molte furono le terre coltivate a venire abbandonate, provocando una crisi agricola e una serie di carestie; di fronte alle ingenti spese militari venne aumentata la pressione fiscale sugli strati sociali più bassi.
3. Sociale: la popolazione si era ridotta del 40-50% a causa di diverse epidemie; inoltre si era diffuso il Cristianesimo dal Medio Oriente fino a Roma, dove era mal visto, poiché secondo questa religione la figura imperiale doveva essere rifiutata, così come metteva in discussione il sistema schiavistico romano (“tutti gli uomini sono uguali”), senza il quale a Roma mancherebbe gran parte della manodopera a costo zero.

Il Cristianesimo non venne ben visto a Roma fino al 343 quando con l’Editto di Milano Costantino lasciò libertà di culto agli abitanti dell’Impero.
Inizialmente non vi era compatibilità tra il Cristianesimo e gli aspetti sociali e culturali dell’Impero; i Cristiani esaltavano il pauperismo, rifiutavano il culto degli dei e dell’imperatore, non volevano distinzioni sociali e avevano una vita appartata.
Molti furono, infatti, i processi e le esecuzioni di massa contro i cristiani.

Dal punto di vista letterario, la reazione pagana al cristianesimo fu scarsa e vana; migliore furono le opere filocristiane di intellettuali come S. Agostino o S. Ambrogio.
Uno degli autori pagani che si schierò contro l’avanzata dei cristiani fu Plinio il Giovane, nipote di Plinio il Vecchio e governatore della Bitinia (attuale Turchia – Asia Minore).
Scrisse delle Epistole, nelle quali si rivolgeva alle autorità imperiali per chiedere come intervenire contro l’avanzata cristiana.
Egli credeva che la battaglia fisica contro i cristiani fosse inutile, poiché era troppi; pensava sarebbe stato più utile cercare di cambiare i loro fondamenti ideologici piuttosto che procedere all’eliminazione fisica.

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