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Le origini della crisi

Nel 3 secolo d.C. si delineò una situazione di crisi e di inabilità che portò a profondi cambiamenti politici e sociali. La popolazione dell’impero era divisa in 2 categorie: gli abitanti della città e quelli della campagna. Quest’ultima partecipava solo marginalmente allo sviluppo civile, che era un fenomeno essenzialmente urbano. Persino gli schiavi di città godevano di un tenore di vita superiore a quello dei contadini. Nei villaggio ben poco era cambiato rispetto ai millenni precedenti. Uno dei motivi del crollo del mondo antico fu perché le città non furono più capaci di integrarsi con la campagna. Dagli abitanti dei villaggi la città era vista come la prima causa del loro sfruttamento. La campagna era invece il luogo da cui la città traeva il proprio nutrimento e dove lo stato imponeva pesanti tassazioni e reclutava il maggior numero di soldati. Quindi, come scrisse lo storico Michalil Rostovcev: L’esercito romano diventò un esercito dei contadini. Gli abitanti delle campagne avevano quindi buoni motivi per nutrire risentimento nei confronti delle città.Nel corso del 3 secolo d.C. furono proprio i soldati reclutati nelle campagne a giocare un ruolo di primo piano nella difesa dell’impero. Alcuni di questi giunsero perfino ad essere imperatori: tipo l’Imperatore Massimo. L’esercito era ormai prevalentemente composto di provinciali e semibarbari. Le ragioni della crisi del 3 secolo d.C. , furono anche sociali: il mondo semibarbaro della campagna si ribellò finché non riuscì ad avere il sopravvento.

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