pexolo di pexolo
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Costantinopoli – Tyche Anthousa

Sebbene una simile caduta non abbia lasciato tracce nella trasmissione testuale, sembrano tuttavia implicarla le motivazioni di tipo contenutistico appena indicate, nonché il confronto con la statua di legno dorato costruita per le cerimonie dell’ippodromo, nel descrivere la quale, infatti, quelle poche parole compaiono: «Egli fece fare di se stesso un altro monumento in legno dorato, che portava nella mano destra la Tyche della città, anch’essa dorata, che egli chiamò Anthousa ...» La pompa circensis fu organizzata l’11 maggio 330 e, per ordine imperiale (di cui ci è pervenuta la costituzione) doveva essere ripetuta ogni anno per commemorare l’anniversario della fondazione di Costantinopoli. Costantino vi aveva assistito indossando allora, per la prima volta, un diadema di perle e altre pietre preziose: «Egli fece fare di se stesso un altro monumento in legno dorato, che portava nella mano destra la Tyche della città, anch’essa dorata, che egli chiamò Anthousa, e comandò che nello stesso giorno in cui si fossero svolti i giochi commemorativi dell’anniversario, venisse introdotta nell’arena quella statua lignea, scortata da soldati con clamide e calzari ai piedi, ognuno con un cero in mano; il carro che trasportava la statua, dopo aver girato intorno alla meta superiore dell’ippodromo, sarebbe andato a collocarsi nell’arena di fronte al palco imperiale e l’imperatore allora regnante, alla vista della statua di Costantino e della Tyche della città, si sarebbe alzato in piedi e prosternato. Questo costume si è mantenuto fino ad oggi» (Giovanni Malala, Cronografia 13.8). Secondo G. Dagron, la statua lignea doveva essere una riproduzione di quella del foro, solo più maneggevole.
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