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Il ritratto di Catilina

Nelle opere di Sallustio l’ascesa di Mario e la congiura di Catilina si configurano come due momenti cruciali per comprendere la grave crisi attraversata dall’aristocrazia romana nel I secolo a.C. Nel 63 a.C. il nobile Catilina tenta un colpo di Stato con il sostegno della frangia più spregiudicata dell’aristocrazia e di una parte del ceto popolare. Sallustio descrive con efficacia la psicologia dei congiurati e le loro motivazioni, dipingendo un fosco ritratto della moralità di gran parte dell’aristocrazia: Catilina stesso è descritto come un uomo malvagio e incostante, ma anche eroico nei suoi eccessi. Nella congiura è probabilmente coinvolto anche il giovane Cesare che, come Catilina, appartiene a una famiglia aristocratica decaduta sostenuta economicamente da Crasso.

Lucio Catilina, di nobile stirpe, aveva una grande forza d’animo e un fisico robusto, ma un’indole malvagia e depravata. Egli amò fin dall’adolescenza le guerre intestine, le stragi, le rapine, le discordie civili: crebbe con questi ideali. Il suo corpo sopportava la fame, il freddo, le veglie in modo eccezionale. Il suo animo era audace, subdolo, incostante, simulatore desiderave quello che non gli apparteneva, ma sperperava i suoi beni. Era ardente nelle passioni, di facile eloquenza, di poca saggezza. Il suo spirito senza freni voleva sempre cose eccessive, incredibili, troppo alte. Dopo la dittatura di Lucio Silla lo aveva invaso un immenso desiderio di impadronirsi dello Stato; pur di conquistare il sommo potere era disposto a tutto. Il suo animo insofferente era sempre più angosciato dalla mancanza di beni e dalla consapevolezza dei delitti commessi, due conseguenze del suo stile di vita precedente. Lo spingevano all’azione anche i corrotti costumi di Roma, rovinati dal lusso e dall’avidità.

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