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Catilina e la presa del potere


Lucio Sergio Catilina, in latino Lucius Sergius Catilina, nacque a Roma nel 108 a.C.
Era di famiglia patrizia, la gens dei Sergii, di nobili origini, ormai decaduta, perciò non aveva più influenza sulla vita politica di Roma.
Le prime cariche politiche ottenute da Catilina furono: questore nel 78, legato nel 74, edile nel 70, pretore nel 68 e governatore dell'Africa nel 67.

Nel 66 a.C. si candida alla carica di console ma senza ottimi risultati.
Tentò quindi i ottenere il potere illegalmente, con un colpo si stato, uccidendo i consoli: raccolse un gruppo di uomini, un piccolo esercito, che aveva base in Etruria.

A questo punto emerge un nuovo personaggio nella storia di Roma: Marco Tullio Cicerone, un abile oratore e homo novus.
Cicerone riuscì a raccogliere informazioni che provavano che Catilina stava organizzando una presa al potere, la cosiddetta "Congiura di Catilina".
Col suo discorso dell'8 novembre del 63 a.C., Cicerone convinse il Senato che emanò il senatum consultum ultimum, ovvero lo stato di emergenza.
Cicerone ottiene pieni poteri per risolvere l'emergenza e manda un esercito.
Gli uomini di Catilina vennero fatti confessare, poi vennero fatti prigionieri e infine vennero uccisi senza un processo, la quale procedura era illegale.
Catilina venne sconfitto e ucciso nel 62 a.C. a Pistoia, e Cicerone divenne "salvatore della patria".
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