pexolo di pexolo
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Lucio Sergio Catilina

Mentre Pompeo era in Oriente, Roma fu teatro di un nuovo tentativo di eversione politica ad opera di Lucio Sergio Catilina (un patricius seguace di Silla), che aveva tentato più volte di farsi eleggere console ma senza riuscirci e, dunque, decise di ottenere la cosa in modo illegale; il suo seguito era sostanzialmente costituito da ex sillani ed ogni tentativo eversivo (in questo momento della storia di Roma) era un motivo buono per le masse popolari dei contadini immiseriti per riunirsi ai rivoltosi (a significare quanto il problema contadino, anche detto “popolino”, fosse una componente fondamentale di cui non tutti si rendevano conto; uno dei motivi del fallimento di alcuni personaggi è proprio dovuto al fatto che essi rimanevano legati ad una visione arcaica di Roma e del potere oligarchico, senza rendersi conto che con il grande potere dei generali [da Mario in poi] il popolo di Roma era diventato una componente fondamentale, se non altro in quanto volontari nell’esercito) e Catilina fu anche abile a far convergere su di lui le aspirazioni di ampie masse urbane e rurali impoverite. Dunque, egli progettava di assassinare entrambi i consoli, ma non abbiamo chiare notizie sulla veridicità di questo piano eversivo: di certo sappiamo che questo fu preparato con superficialità, in quanto il console carica nel 63 a.C., Marco Tullio Cicerone, riuscì a procurarsi le prove della congiura e prima che si realizzasse a far arrestare alcuni dei responsabili; Catilina riuscì a fuggire e ripiegò in Etruria, dove reclutò soldati fra i contadini immiseriti (le folle della plebe sono evidentemente sempre associate ad ogni tentativo eversivo, in quanto non hanno più nulla da perdere). Cicerone pronunciò in Senato le memorabili orazioni catilinarie, così sostenne ed ottenne di mandare a morte gli arrestati senza processo; il passo di Cicerone fu molto grave (un diritto costituzionale dei civis romanus era quello della provocatio ad populum, un diritto costituzionale [più che altro fissato dalla prassi e dal mos] il quale imponeva che nessun cittadino romano fosse condannato a morte senza prima aver avuto la possibilità di esporre il suo caso di fronte al popolo) ma il Senato approvò ugualmente la proposta. Nel 62 a.C. l’esercito inviato dal Senato si scontrò nei pressi di Pistoia con i ribelli guidati da Catilina, il quale morì combattendo; Cicerone, un homo novus, intellettuale, filosofo, che nel De Repubblica esprime una sorta di disegno politico per risolvere la crisi di questo periodo, appare certamente come un personaggio di notevole levatura intellettuale, ma forse non di altrettanta levatura politica: la storia di Catilina fu in gran parte una montatura, evidente perché Cicerone (homo novus privo di credito politico), dopo aver sventato la congiura di Catilina, divenne quasi un pater patriae (l’uomo “del giorno”), quindi dimostrò quanto fosse politicamente poco accorto.

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