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I beduini e le tribù nomadi del deserto

Nelle zone desertiche che si estendono nella parte centrale della penisola arabica vivevano tribù nomadi di "beduini” (cosi chiamati dal termine arabo bedewi, “abitanti della steppa”), dedite alla pastorizia e alle razzie. Nelle oasi e sulla costa del Mar Rosso, dove le condizioni ambientali erano migliori si erano stanziati agricoltori, artigiani e commercianti che popolavano centri di dimensioni solitamente modeste.

La presenza del deserto sembra aver segnato alcuni tratti del carattere e del comportamento della popolazione araba e in particolare di quella nomade: un forte senso di appartenenza al proprio clan, un grande coraggio, un forte attaccamento alla libertà; accanto a questi tratti bisogna ricordare il vivissimo senso dell’ospitalità (per chi vive nel deserto, infatti, trovare rifugio e ospitalità). La donna, come spesso accade in condizioni di vita particolarmente ostili e dure, partecipava alla vita comunitaria in una posizione non molto dissimile da quella dell’uomo.

Alla base dell’organizzazione sociale delle popolazioni nomadi vi era la tribù, a capo della quale veniva eletto uno “sceicco” (in arabo sayyid); lo sceicco, in realtà, deteneva poteri piuttosto limitati ( per esempio, non poteva emanare leggi). In tempo di guerra lo sceicco talvolta era sostituito nel ruolo di capotribù da un comandante militare (rais). La tribù era responsabile collettivamente degli atti di tutti coloro che ne facevano parte: così, se un suo membro commetteva un crimine, la responsabilità veniva condivisa dall’intero gruppo.

In questo modo tra le diverse tribù scoppiavano spesso vere e proprie guerre, anche perché il riscorso alla vendetta per rifarsi dei torti subiti (in particolare razzie o dispute per il controllo dei pascoli o delle sorgenti) era largamente diffuso.

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