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La battaglia di Azio


Tutta la flotta di Antonio, non si comprende bene perché, abbandonando le basi buone e aperte di Patrasso e di Corfù, si andò a chiudere entro la baia di Ambracia (attuale golfo di Arta) dall’angusta bocca, la cui punta meridionale è il promontorio di Azio.
Per alquanti giorni il maltempo non permise alcuna manovra. All’alba del 2 settembre dell’anno 31, fattosi calmo il mare, si iniziò la battaglia.
Dopo un certo periodo di incerto combattere e di reciprochi tentativi di avvolgimento, non appena si aprì un varco, e si levò un vento favorevole, Cleopatra con sessanta sue navi, passando dietro le spalle dei combattenti, spiegò tutte le sue vele verso il sud. Non si sa se per errore o per precedente intesa o per impulso della cieca passione, Antonio con le sue altre navi la seguì abbandonando la battaglia. La restante flotta seguitò a combattere, finché disanimata per l’abbandono in cui l’aveva lasciata il suo capo, posta in sfavorevoli condizioni per avversità del tempo e del mare, assalita dai cesariani con grande lancio di fuochi, finì per arrendersi.
E similmente l’esercito di terra che aveva dai propri accampamenti potuto vedere tutto l’andamento della battaglia (distanza e fumo non impedivano allora, come ora avviene, lo spettacolo di uno scontro navale), dopo sette giorni di inutile attesa, si sbandò e passò ad Ottaviano.
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