Genius 13146 punti



Augusto e il potere delle immagini

Augusto si trovò nella difficile condizione di dover fare accettare ai suoi concittadini la natura assoluta del potere imperiale e, contemporaneamente, le profonde riforme con cui intendeva rivoluzionare lo Stato. Conoscendo la dedizione del popolo romano all’ordinamento repubblicano, nel proporre un’immagine di sé egli lasciò scivolare nell’ombra la portata rivoluzionaria del principato.
Sottolineò invece il più possibile la continuità con i valori della Repubblica, presentandosi, dopo il tumultuoso periodo delle guerre civili, come l’artefice della pace e il paladino della tradizione. Con uno stile ripreso dall’Atene del V secolo a.C. dalle statue ellenistiche, gli artisti ritraevano l’imperatore in veste di console, pontefice massimo o generale vittorioso. Queste immagini comunicavano ai cittadini la convinzione di vivere nel migliore dei mondi possibili, in quell’aurea aetas (“età dell’oro”) auspicata, fra gli altri, dal poeta Virgilio.

L’arte divenne quindi il principale tramite dell’ideologia dell’imperatore, secondo un progetto preciso e globale (in cui ebbe una larga parte la letteratura) ordito dallo stesso Augusto. L’imperatore riuscì a trasformare l’arte in un elemento della vita quotidiana del popolo: nella sola Roma vennero erette oltre ottanta statue che lo ritraevano e per la prima volta si diffuse l’uso di possedere oggetti personali con l’immagini del principe come segno di lealtà.


Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove