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Atene - Assedio di Siracusa

In Sicilia, gli strateghi ateniesi Nicia e Lamaco si trovarono fin dall'inizio di fronte a una situazione più difficile del previsto. La forza della principale nemica, Siracusa, fu certamente sottovalutata dagli Ateniesi: la città aveva da qualche tempo abbattuto la tirannide e instaurato una democrazia moderata; la sua economia era solida tanto nell'agricoltura quanto nel commercio; il suo esercito e la sua flotta efficienti; il suo sistema di alleanze nell'isola sufficientemente compatto.
Nel 414 a.C. gli Ateniesi riuscirono tuttavia a stringere Siracusa in una morsa di ferro, sia dalla terra sia dal mare. La capitolazione della città sembrava imminente e tutti accorrevano al fianco dei futuri vincitori: poleis greche dell'isola e dell'Italia Meridionale, città etrusche, comunità sicule speravano così di condividere i vantaggi di un trionfo ormai sicuro.
Invece si verificò il miracolo. Rinforzi guidati dallo spartano Filippo piombarono inaspettatamente sugli assedianti, rafforzarono le difese di Siracusa, imbottigliarono la flotta ateniese nel porto e la distrussero. Questo intervento, suggerito e caldeggiato da Alcibiade, capovolse la situazione. Privo della flotta, l'esercito ateniese, guidato da Nicia, si vide perduto e tentò una ritirata strategica nell'interno dell'isola: ma la temibile cavalleria siracusana lo sorprese e lo annientò. Migliaia di prigionieri furono internati nelle cave di pietra, le Latomìe, e poi venduti come schiavi. I comandanti, tra cui Nicia, furono giustiziati.

Il prestigio di Atene era compromesso, gli alleati scoraggiati, le finanze pubbliche prosciugate, l'esercito decimato.

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