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Intanto a Roma, poco dopo la sua partenza scoppiò un conflitto fra i due consoli Cinna e Marco Ottavio, figlio dell’antico nemico di Tiberio Gracco: poiché Cinna aveva riproposto le leggi di Sulpicio a favore dei nuovi cittadini italici e dei cavalieri, il collega pose il veto. Cinna, deposto allora dal Senato, prima fuggì a Nola dove ottenne l’appoggio della legione fatta di contadini e schiavi, ai quali aveva concesso la libertà. La città fu ridotta alla fame, mentre infuriava anche una pestilenza. Inutilmente il Senato cercò di negoziare con Cinna, il quale non aveva nulla da temere, perché Strabone, l’unico che avrebbe potuto opporglisi con un esercito, mostrava di voler trattare con lui, e per di più morì colpito da un fulmine.
Per la seconda volta dopo pochissimo tempo soldati romani entrarono in Roma con le armi, uccidendo prima del tutto casualmente e poi in forme e vie apparentemente legali. I violenti scontri civili terminarono con la sconfitta e l’uccisione di Ottavio. Padrone della città, il vecchio Mario, che si diceva fosse in stato di costante ubriachezza, si abbandonò a sanguinose vendette. Silla fu bandito e le sue proprietà confiscate. Poi, Mario, insieme a Cinna fu rieletto per la settima volta console per l’86 a.C. ma pochi giorni dopo l’insediamento, il 17 gennaio morì.

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